mercoledì 15 aprile 2015

COSA DESIDERO DICE CHI SONO


Chi di noi, almeno una volta nella vita, non si è immaginato di stare al posto di un’altra persona. Se non altro per provare la sensazione di qualcosa di nuovo o per dire a se stesso: “io al posto suo avrei fatto diversamente”.
Non mi sbaglierei di molto se dicessi che, in questo gioco dei desideri, le persone sceglieranno sempre situazioni che reputano migliori della propria. Pensaranno di prendere il posto di persone più ricche, più influenti nella società, più osannate dai midia, più “alla moda del momento”.
Cosa desideriamo ci dice chi siamo e cosa vogliamo fare della nostra vita. Il desiderio che creiamo dentro di noi alimenta la volontà di un benessere, di una vita migliore. Questo è positivo quando la ricerca percorre le giuste strade, quando ci invita a guardare oltre le apparenze e noi accettiamo l’invito con tutte le sue conseguenze.
Di che benessere abbiamo bisogno? Quali sono le strade che ce lo fanno raggiungere? Come sapere di star vivendo una vita migliore? Sono tutte domande che esigono risposte individuali. Non è necessario scomodare la psicanalise, ne la psicologia per cercare delle risposte convicenti. Credo che basti un po’ di buon senso e, soprattutto, la gioia di sentirsi amati dal Signore Gesù Cristo.
Per cominciare potremmo cercare di ritagliarci un piccolo momento settimanale nel quale riflettere sui nostri desideri. Posso immaginare che i ritmi di vita di giovani e adulti li da voi non siano di aiuto, ma il gioco vale la candela, come dice il dettato popolare.
Una delle ultime frasi di Francesco, vescovo di Roma, è stata: “Il denaro è lo sterco del diavolo”. Aveva già detto nella sua prima Esortazione apostolica Evangelii Gaudium “No a un denaro che governa invece di servire”. Da sole queste affermazioni possono non volere dire nulla, addirittura possono irritare qualuno visto che i soldi servono per comprare cose che necessitiamo per vivere. Però se si inseriscono queste affermazioni dentro la riflessione sui “miei desideri”, ecco che esse assumono una valore enorme e mi provocano a predere delle decioni, a fare delle scelte obbligate.
L’argomento potrebbe continuare ad essere presentato con numerose riflessioni ed esempi. Non voglio stancare il lettor attento per cui cercherò di scendere dalla teoria alla pratica (che è sempre più veloce da essere capita anche se non sempre viene assimilata ai propri stili di vita) provando a rispondere alle tre domande poste sopra. Sono considerazioni semplici, ma al giorno d’oggi sembra che le cose più difficili da realizzare siano appunto quelle più semplici da capire.
Di che benessere abbiamo bisogno? In una società che si avvicina alle piene soddisfazioni individuali (mi vengono in mente le funzioni di benessere sociale di Harsany e la teoria dei giochi di Nasch e Roels) in campo edonistico dove quasi tutto è a nostra disposizione, viene a mancare con sempre più frequenza il benessere interiore.  Se io vi dicessi che “La felicità non si compra” probabilmente mi mandereste a quel paese pensando ad un concetto banale, sorpassato, infantile. Ma io posso dirvi che a quel paese ci sono già venuto. Qui in Brasile, nelle terre aride del semiarido della Bahia, ho ritrovato la semplicità nelle persone che incontro tutti i giorni e, molte (anche se non tutte) mi trasmettono una felicità che non dipende dalle cose che posseggono ne dalle informazioni che ricevono ne dalle riflessioni che elaborano con i loro cervelli. Il cuore di molta gente che abita da queste parti è, per dirla con le parole del salmista “un cuore semplice che teme il Tuo nome”.   
Quali sono le strade che ce lo fanno raggiungere? Dall’individuare e decidere a quale benessere aspiriamo derivano le strade che dobbiamo percorrere per ottenerlo. Scrivo all’inizio della Quaresima. Un tempo forte, carico di significati e tra tutti quello della conversione. La parola, che ci viene dal grego metánoia, non significa altro che cambiare vita. Insieme a questa troviamo altre parole che, a dire il vero, ci fanno sempre un po’ paura, non ci mettono a nostro agio (almeno all’inizio) come: rinuncia, elemosina, digiuno, spogliazione. Per non parlare poi di quelle che addirittura ci scandalizzano o ci fanno sentire ridicoli come umiliazione, annientamento, sofferenza, obbedienza, croce. A questo punto cosa faccio? Lo dico o non lo dico? Ve lo lascio immaginare? Ma sicuramente lo avrete già intuito.... Sono queste le parole da fare nostre, da vivere quotidianamente nella nostra giornata e non solo durante la Quaresima. Le parole che ci permettono di creare strade che raggiungano il vero benessere interiore.     
Come sapere di star vivendo una vita migliore? Consolatevi siamo quali alla fine. “Dai loro frutti li riconoscerete” e ”E mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra”. Le parole dette da Gesù ci danno gli indicatori di risultato. Quello che ci farà sentire meglio, quello che renderà più entusiasmante la nostra giornata, quello che avremo la voglia di coltivare nell’orto dei nostri desideri non sarà altro che una sempre maggiore somiglianza con Gesú Cristo. Dai comportamenti, dagli atteggiamenti, dai pensieri, dalle parole saremo riconosciuti come Suoi testimoni e porteremo il frutto dell’amore infinito che la misericordia di Dio sempre fará scendere dentro di noi. 

Miguel Calmon, 02 di marzo 2015

Gianluca Guidetti

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