mercoledì 5 aprile 2017

CHI NON DEVE NON... TEMER!

                                            


È noto il detto popolare “Chi non deve non teme”. Lo è qui in Brasile; usato spesso e volentieri dai movimenti sociali, dalle organizzazioni senza fini di lucro, dalle pastorali sociali quando riflettono, criticano, controllano i bilanci pubblici delle gestioni municipali e statali. È diventato uno slogan che ha influenzato anche i mass-media, i dibattiti politici, le analisi di congiuntura (molto famose qui in Brasile).
Il dodici di maggio del 2016 dopo ventun ore di dibattito in senato Dilma Rosseff veniva esautorata dalla carica di presidente della repubblica con 55 voti contro di lei e 22 a favore. Il processo di impeachment portava il suo vice, Michel Temer, alla presidenza. Una svolta politica architettata a pennello che condannava Dilma Rousseff ma, stranissimo, senza farle perdere i diritti politici e lanciava alla più alta carica dello Stato una persona rappresentate di un partito politico (PMDB) che non ha mai vinto un’elezione presidenziale ma ha avuto ben tre presidenti della Repubblica!!!

Di sinistra lei, popolare (ma non populista), integra nella sua condotta (ritengo che sia stata manipolata da altri); di destra lui, amico del grande capitale e dei potenti pastori evangelici.
Una figura interessante questo Temer che sanziona la legge sulla terzerizzazione a 360º, lavora a più non posso per smantellare lo stato social faticosamente migliorato negli ultimi 15 anni, spinge disperatamente per approvare la Riforma della Previenza sociale che condannerà la classe media a raccogliere contributi tutta la vita senza mai andare in pensione. Lui, che con i suoi 76 anni in pensione ci è già andato. Prima della riforma, nuturalmente e con la modica cifra di 20.000,00 reais al mese (poco più di 6.000,00 euro), ma se si pensa che il salario minimo qui è 937,00 reais fate un po’ i conti. Il suo motto? “Ordem e progresso”: il suo progresso, il suo ordine. Da qui il ritocco sarcastico al proverbio: Chi non deve non Temer.

In questo scenario inseriamoci anche i processi che contano come il Lava-Jato, che vogliono togliere di mezzo persone che potrebbero ancora avere un peso determinante sull’asse politico per le elezioni del prossimo anno. Il giudice Sergio Moro (un’imitazione di Di Pietro quando era giuice di Mani Pulite) la cui moglie è un’importante figura dentro il partito PSDB muore dalla voglia di condannare definitivamente Lula (ed altri con lui) sapendo molto bene che l’immagine dell’ultra settantenne simbolo del PT non è stata rovinata dagli scandli che, ad onor del vero, lo hanno coinvolto e trovato colpevole. Nel 2018 Lula, se candidato, ha serie possiblità di vincere di nuovo.

L’impressione che mi faccio è di una magistratura molto politicizzata e di un parlamento molto giudice e poco legislatore e di un esecutivo che non sa cosa fare, non sa come governare e gioca e fare riforme usando, come spesso accade, lo strumento della Medida Provvisoria (una sorta di Decreto Legge). Si moltiplicano le ingerenze politiche tra i tre poteri constituzionali (ma ditemi voi in quale paese del mondo possiamo oggi affermare l’indipendenza dei tre poteri...forse solo nei paesi a regime monarchico o dittatoriale ed in Vaticano perché i tre poteri appartengono per Diritto Canonico esclusivamente al Papa).
Insomma nonostante la Corte Costituzionale stia, in questi giorni, decidendo sulla cassazione della lista Dilma-Temer e credo che arriverà a cassare il manato dell’attuale presidente della repubblica, ombre e perplessità continuano a minacciare tanti aspetti della vita qui in Brasile: economia, sistema social, politica, religione. Nei prossimi articoli cercherò di parlarvi di ognuno di questi aspetti.
  Miguel Calmon, 06 aprile 2017


Gianluca Guidetti

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