mercoledì 10 luglio 2013

Dízimo, partilha....come segno di fede....


Alcune riflessioni....
Voglio partire in questa mia riflessione con um fatto che mi é capitato ieri, domenica 7 de luglio, in una comunitá della campanha della parrocchia di Lajedinho, una delle 4 parrocchie che sono state affidate a noi Fratelli della Caritá; entrando nella scuola, dove la comunitá si riunisce alla domenica per celebrare il Culto domenicale e celebrare la messa quando arriva il padre, una bimba stava seduta vicino alla mensa preparata per la celebrazione e spontaneamente mi rivolge la parola facendomi una domanda semplice, mas nello stesso tempo provocatória:“ Os padres são ricos?” (i padri sono ricchi?). Ho aspettato un momento per rispondere perché la domanda mi ha colto di sorpresa, anche se spesso si sente dire questo dalla gente; allora io, prima di rispondere ho chiesto a Raiane (é il nome della bimba di 10 anni) se per lei essere ricchi era avere molti soldi o avere delle qualitá; lei ha risposto diretto che per lei la ricchezza é avere molti soldi per potere comprare tutto quello che uno desidera. Nel dialogo io ho detto che in veritá noi padri abbiamo di piú che molte persone che lei conosce e abbiamo anche piú cose rispetto ad altri, come la macchina, il computador, la possibilitá di viaggiare, ecc. ma che la vera ricchezza que abbiamo é la nostra fede in Gesú Cristo. Lei mi ha guardato un poco e ha sorriso, quasi volesse dirmi:“ Si puoi contarmela, ma tu hai molto di piú che me e della mia famiglia”, e il discorso é terminato qui.
Il papa stá parlando molto sulla povertá della Chiesa, come segno e testimognanza della fede e del seguimento di Gesú, e tutto questo mi stá interrogando molto, in modo speciale sulle scelte che si stanno facendo a livello della nostra chiesa locale di Reggio Emilia-Guastalla, e sulla condivisione con le altre chiese. In Brasile, il mese di luglio é dedicato al Dízimo, cioé la devoluzione della décima parte di quello che una persona riceve per sostenere la comunitá e la chiesa; pratica che si incontra nella Bibbia e che é segno, in primo luogo, di fede e di condivisione. Qui, nella nostra Diocesi di Ruy Barbosa si stá facendo uno sforzo grande per coscientizzare le comunitá ma, il cammino é ancora lungo e difficile, peró ci sono dei segni concreti di miglioramento e di impegno.
Movimento sem Terra....partilha da terra.
A livello di padri diocesani si é pensato di constituire il Dízimo Sacerdotale, cioé ogni padre versa nella cassa del Dizimo Sacerdotale la sua partecipazione per potere sostenere spese che sempre ci sono, per corsi formativi, per incontri a livello di presbiteri, per aiutare padri che necessitano di cure ecc. Da qui, la mia riflessione si sposta a livello di forze umane, e in special modo in forze sacerdotali; voglio dire questo: se é importante che le comunitá e le diocesi devono sempre mais assumersi la responsabilitá de vivere sulla participazione dei cristiani, ancora di piú dobbiamo avere la coscienza che come diocesi dobbiamo condividere le nostre risorse umane perché tutti possano vivere. Credo che la pratica del Dízimo ci insegna a devolvere quello che abbiamo ricevuto com molta abbondanza senza pensare che ci rimettiamo o ci sentiamo piú deboli o che abbiamo bisogno di tutto quello che abbiamo ricevuto. Credo che dovremmo avere il coraggio di vivere il Dízimo anche a livello di persone e di sacerdoti. Concretamente dovremmo dare la décima dei sacerdoti per le chiese che piú hanno bisogno. Pensando in Reggio Emilia-Guastalla, abbiamo piú di 200 sacerdoti in attivitá, che sono responsabili di parrocchie, quindi il Dízimo dei sacerdoti sarebbe 20 sacerdoti per la missione; é utopia? é fantascienza? O é speranza che possano accadere cose che spesso non si realizzano perché siamo richiusi in noi e pensiamo egoisticamente al nostro orto!!! Dízimo é condivisione, é partilha é riconoscere, come dice S.Paolo, che che “Dio ama chi dona com gioia” e questo arricchisce molto di piú di tante ricchezze che pensiamo siano indispensabili per noi. É una sfida tutto questo, perché non c’é povero che non possa dare qualcosa, e non c’é ricco che si senta defraudato del tanto che ha ricevuto.
Sempre se sente parlare che nelle diocesi italiane si invecchia e si diminuisce di numero, e questo é vero, mas puó darsi che questo possa stimolare altre forme di essere chiesa e di essere comunitá Cristiane; a paritá di numeri siamo sempre perdenti qui, perché con le stesse persone (la diocesi di Ruy Barbosa ha una popolazione di 450.000 abitanti, come Reggio Emilia, mas con solo 23 padri) ci ritroviamo la décima parte dei preti.  I rapporti sono ben differenti, in Itália é un prete ogni 2550 persone, mentre qui é ogni 20.000...una piccola sproporzione mi sembra.
Ma questo non vuole essere una polemica, mas una proposta de essere una chiesa differente, voltata é interrogarsi e a vivere la própria fede guardando ampio e suddividendo le forze e le potenzialitá. Dobbiamo sempre piú entrare in una lógica di chiesa “comunitá de Comunitá” e non isole dentro un grande mare agitato e ostile; dobbiamo sempre di piú credere nelle potenzialitá dei laici e affidare a loro i tanti ministeri che possono esercitare nelle nostre comunitá, senza avere paura di essere defraudati del nostro ministero sacerdotale; nel ricordo dei 50 anni del Concilio, non possiamo chiudere le tante porte que il Concilio ha aperto, ma con coraggio dobbiamo assumersi la responsabilitá de realizzare ció che fu seminato in quel tempo.
pastoral afro...
Voglio concludere queste mia riflessione con un piccolo testo che riassume um punto centrale del Documento de Aparecida, che dice:“ Num núcleo decisivo do documento, se apresenta a missão dos discípulos missionários a serviço da vida plena, considerando a vida nova que Cristo nos comunica no discipulado e nos chama a comunicar na missão, porque o discipulado e a missão são como as duas faces de uma mesma moeda. Aqui se desenvolve uma grande opção da Conferência: converter a Igreja em uma comunidade mais missionária. Com este fim, se fomenta a conversão pastoral e a renovação missionária das Igrejas Particulares, das comunidades eclesiais e dos organismos pastorais”. Nel nucleo decisivo del Documento, si presenta la missione dei discepoli missionari a servizio della vita piena, considerando la vita nuova che Cristo ci comunica nel discepolato e ci chiama a comunicare nella missione, perché il discepolato e la missione sono come le due facce della stessa moneta. Qui si sviluppa la grande opzione della Conferenza: convertire la Chiesa in una comunità piú missionaria. Con questo fine, si spinge alla conversione pastorale e alla rinnovazione missionaria delle Chiese particolari, delle comunità ecclesiali e degli organismi pastorali”.
Siamo in cammino, e un giorno arriveremo ad essere quello che siamo…. Comunitá di comunità…
Um abraço a todos e até mais, pe.Luis


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