Gianluca Guidetti
Se
esiste una caratteristicha che, oltre all’ospitilità, contraddistingue
il popolo brasiliano questa è sicuramente la speranza. Non è appena sul
terreno teologico che si manifesta questa convinzione, ma credo faccia parte
del genoma di queste persone. Nel corso dei miei 26 anni di convivenza con loro
(e 22 con una moglie baiana!!!) ho finito per apprezzare e comprendere nelle
frasi dette e ridette ad ogni conversazione, breve o lunga che sia, parole come
“Se Deus quiser” (se Dio vuole) o “Com fé em Deus” (avendo
ficudica in Dio) nelle quali non si nascondono spiegazioni dal contenuto
superstizioso o magico, ma una profonda convinzione sul non appartenersi, sullo
sperare sempre senza stancarsi...... Questo contesto vitale il famoso “Sitz im leben” che ci hanno
fatto studiare sui libri di teologia, il popolo brasiliano lo ha imparato dalle
sue proprie esperienze vissute, dal suo mettersi in ascolto, per alcuni, della
madre terra, per altri delle lotte sociali, politiche ed economiche, e, per
altri ancora, dei vissuti familiari tessuti con relazionamenti sudati, fragili,
a volte, solidi in altre. Questo scenario mi aiuta a capire ed a rispondere,
anche se non del tutto, alla domanda che in questi giorni molti si sono posti: di
nuovo Lula? Gli avvenimenti ai quali abbiamo assistito negl’ultimi giorni rendono
ancora più provocante questa domanda: riconferma politica del presidente Luiz Ignazio
Lula da Silva, non accettazione del risultato e conseguente fuga all’estero del
candidato sconfitto Flavio Bolsonaro (sempre sono tentato quando sento questo
cognome legato a questa famiglia a metterci una M al posto della N), inizio
dell’onda durto contro la destra in Italia, nella Serbia, ma suppongo che si
allargarà nelle prossime settimane come una macchia d’olio non solo all’Europa
ma anche ad altri continenti dove la destra di turno comanda l’apparato di
governo¹. La speranza di una parte del popolo brasiliano ha scelto nuovamente
di scommettere, per i prossimi quattro anni, sulla figura politica di un uomo
che incarna (ed è indubbiamente un dato di fatto per chi conosce la storia e la
traiettoria di vita di Lula) le ansie ed i desideri della gente comune,
soprattuto delle masse più abbandonate ed escluse, ma non solo di loro! Ed è
questo che mi rende dubbioso. Ci c’è dietro a Lula? Chi lo ha voluto al potere
per il quarto mandato dopo una reviravolta storica, tra primo e secondo turno
elettorale, mai accaduta?² Le domande si pongono anche per il candidato
sconfitto. L’analisi politica dei profili dei due uomini politici e le
serissime implicazioni delle conseguenze per la vittoria di Lula (scenario
reale) o per quella che poteva essere di Bolsonaro (scenario ipotètico) non
fanno parte di questo scritto. Richiederebbero, per essere almeno credibili,
lunghe e lunghe pagine da scrivere. Oggi vorrei solo condividere alcuni miei
punti di vista mentre cerco di rispondere alla sola domanda; di nuovo Lula?
Si,
di nuovo Lula! Ne sono convinto ³, ma rimango preoccupato per il futuro. La
democrazia ha retto, per il momento. Il sentimento di appartenenza al “popolo
della speranza” ha retto, per il momento. La difficile e complessa stabilità
creata nel corso di questi anni a livello internazionale ha retto, per il
momento.
Altri
quattro anni sono alle porte. Anni che dovranno essere spesi, dal mio punto di
vista, di forma diversa da quelli che li hanno preceduti. Ovvero, se da un lato
sarà necessario mantenere una certa continuità con programmi di governo e
percorsi legislativi che assicurino la resistenza della costruzione del modello
che privilegia lo sviluppo sociale, continua ad investire nella spesa pubblica
(anche se qui, lo riconosco, abbiamo a che fare con variabili economiche
pesanti come il debito pubblico che va verso il fuori controllo) e protezione
delle fasce più deboli della popolazione. Dall’altra parte diventa quasi
obbligatorio investire su dimensioni che poco, sempre a mio parere, sono state
fino ad oggi oggetto di un’attenzione sufficiente, di una presenza forte nell’agenda
politca del presidente (non entro qui nel merito del perchè sia accaduto
questo). Come:
1)
preparare il successore di Lula. Con i suoi 81
anni, gli acciacchi normali della vecchiaia (senza contare quelli che potranno
sorgere) non credo ad un quinto mandato. Chi allora sarà in grado di mantenere
unito il popolo brasiliano in nome di quelle cause e quegli obiettivi che ho
esposto qui sopra? Abbiamo dei nomi che potrebbero contrastare quelli di
personaggi di destra che giá hanno iniziato a pensare alle elezione del 2030, come
Tarcisio Gomes de Freitas, Cleitinho Azevedo, Romeu Zema, Rogério Marinho, o addirittura
la ex first-lady Michelle Bolsonaro. Io non riesco, al momento a pensare a
molti nomi con una certa solidità polica e con una esperienza capace di pensare
a livello nazionale, e questo mi preoccupa. Se proviamo a sondare tra i nomi
quotati traviamo Rafael Fonteles, André Janones, Gleise Hoffman, Marina Silva, Fernando
Haddad, Rui Costa, Simone Tebet, Geraldo Alckmin, tra altri. Alcuni più, alcuni
meno conosciuti al grande pubblico. Io non ho ancora una opinione formata, ma
mi sono politicamente simpatiche due figure che mi sembrano interessanti,
almeno per il momento: Flavio Dino e Camilo Santana. Vedremo.
2)
Portare a compimento l’opera inziata con il primo
mandato, molti anni fa: Il “Bolsa família” è nato con due gambe, ma ne há
sempre usata una sola! Questo ha creato scompensi nelle persone che se ne sono
e continuano a beneficiarsi, una visione puramente assistenziale con
conseguente riduzione di energie positive nell’ambito lavorativo. Sappiamo,
infatti, che il maggiore programma sociale della storia era nato per risolvere
situazioni emergenziali immediate e urgenti come primo stadio, ma che avrebbe
dovuto accedere al secondo stadio (cosa che non ha mais fatto di forma soddisfacente)
ovvero quello della costruzione di posti di lavoro. Oggi trovo molti che
preferiscono ricevere il sussidio del Bolsa família senza fare nulla (de
braços cruzados, diremmo qui) che accettare proposte di lavoro. Alcuni miei
progetti sociali per offrire risorse finanziarie hanno già visto queste scene
molte volte.
3)
Migliorare ed espandere le relazione internazionali con
altri Paesi: qui, per non dilungarmi molto e uscire dall’obiettivo
di questo scritto, mi limito solo a citare alcune delle proposte che ritengo
importanti sviluppare.
a. Rafforzamento delle partnership e delle alleanze con
Stati come il Canada, il Messico, l’India, l’Africa del sud per portare avanti
alcune proposte in materia de politiche commerciali volte a calmierare le
egemonie di Stati Uniti e Cina.
b. Rafforzamento delle partnership e delle alleanze con
l’Area dell’euro per contrastare la egemonia del dollaro e migliorare gli
scambi commerciali con gli stati membri dell’Unione Europea.
c.. Rafforzamento delle partnership e delle alleanze con
il MERCOSUL oggi fortemente indebolito e, quasi, al servizio dell’economia
capitalista statunitense.
d. Mantenere viva la possibilità di creazionde della
“terza moneta mondiale” legata all’area del BRICS con l’ingresso ed il consolidamento
di altre nazioni come Egitto, Iran, Etiopia, Emirati Arabi Uniti e Indonesia. Ognuno
di questi punti richiederebbe pagine e pagine di riflessioni.
E
dall’altra parte del recinto? Certo è che una vittoria della destra
bolsonarista avrebbe innnescato una catena di avvenimenti tutti da temere e
condannare: modifica della Carta Costituzionale, concentrazione dei tre poteri
costituiti nelle mani di pochissime persone, smantellamento dello stato sociale
di diritto, svendita, a prezzo di banana, del Brasile agli USA, ritorno del “coronelismo”
moderno, connivenza politica internazionale per smontare l’area dell’euro e
rafforzare qualla del dollaro americano, uscita da alcuni accordi in materia
commerciale, finaziaria e sulla ricerca scientifica con partners come Cina e
India, indebolimento ancora maggiore del MERCOSUL, apertura ad ingerenze
pericolose degli USA sul territorio brasilano, e por aí vai........ La
vittoria non c’ê stata! La speranza rimane ancora sempre l’ultima a morire!
Diacono
Gianluca Guidetti
Note
¹ Tra tanti che si possono trovare su Instagram: (https://www.instagram.com/p/DfKWjOcm4s4/?rpxt=OXdpOXFweWIwMDl6)
e (https://www.instagram.com/reel/DfAxlXkkzvg/)
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² Solo Getúlio Vargas con
i suoi 18 anni e 201 giorni come presidente – altro contesto chiaro – sia stato
il più lungo periodo nella storia del Brasile)
³ Sono diventato cittadino brasiliano il 22 novembre del
2010 ed ho votato per la settima volta qui in Brasile e, nelle elezioni
presidenziali, per ben quattro volte il simpatico numero 13.
