lunedì 6 aprile 2026

SETTIMANA SANTA A MACAJUBA-BAHIA (BRASILE)

 

Quartiere La Paz (Salvador)


Sábado Santo, 4 abril 2026

Macajuba

Luigi Gibellini 

Ciao a tutti,

stiamo vivendo il momento centrale della nostra fede, la settimana Santa, il triduo pasquale, la festa della Vita sulla Morte, della Luce sulle Tenebre, dell’Allegria sulla Tristezza, dell’Uscita sulla Staticità, della Speranza sul desespero, della voglia di Incontro contro la fatica del lasciarsi Incontrare, dell’andare nelle Galilee al rischio di rimanere chiusi per paura.

            Tutte queste contrapposizioni ci aiutano ad avere uno sguardo differente di fronte alla Risurrezione del Signore; è vero che abbiamo passato i giorni della sofferenza e della paura, del nostro fuggire di fronte al rischio di involversi con Gesù nel cammino della Croce, ma adesso la pietra del sepolcro si è aperta, è stata divelta, il tumulo si è trasformato, non in un luogo di morte, ma nel luogo dove noi possiamo, entrando, dire con Giovanni apostolo, “vide e credette”; vediamo il vuoto e crediamo nella vita.

            Nel vangelo di oggi, ci sono due passaggi interessanti, il primo è l’annuncio dell’angelo alle donne; sottolineo alle donne perché in tutti gli evangelisti la scelta dell’incontro con il risorto passa necessariamente attraverso le donne. Le donne sono sempre un passo avanti rispetto agli uomini, nella capacità di incontrare il motivo della nostra fede. Gesù fa una scelta, declina a chi presentarsi per primo, istituisce in questa scelta una priorità, direi che vuole insegnarci con anticipo quello che nella chiesa da sempre si dovrebbe vivere e testimoniare, cioè quella sinodalità che non è una parola che va di moda, ma che è ontologicamente il vero essere della Chiesa, Popolo di Dio a cammino, e non piramidale, ma una piramide rovesciata, dove il primato va al Popolo di Dio, e di conseguenza a tutte le forme e vocazioni che si incontrano nella Chiesa. Poi dice alle donne:  " Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete". Ecco, io ve l'ho detto».          

Chiesa Massaranduba


            E’ un annuncio chiaro e forte, difatti la prima parola dell’angelo è “presto, andate” non perdete tempo, non state a cincischiare, muovetevi…e nello stesso tempo dice chi sono i destinatari di questo annuncio, i discepoli, impauriti e chiusi in casa per paura dei giudei; e qual è il motivo di questa fretta, della necessità che sia fatto con sollecitudine, “è risorto dai morti”, è la novità e la conferma di quanto Gesù già aveva detto con antecedenza; è interessante anche il fatto che indica il luogo dove lo vedranno, dove si presenterà, dove i discepoli lo potranno riconoscere. “Vi precede” è ancora una volta un modo di dire che Gesù sta avanti, si pone in questo atteggiamento, ci anticipa, si mette avanti. E la Galilea diventa il luogo dove tutto è cominciato, dove Lui hai chiamato i primi, dove Lui ha annunciato il vangelo, dove si è presentato alla gente come il Messia, e nello stesso tempo è il luogo periferico rispetto a Gerusalemme, il luogo non considerato dai lider religiosi del tempo come luogo importante. I discepoli devono fare il percorso a ritroso, dal centro al periferico, dal luogo considerato il centro della religiosità giudaica alla periferia dove hanno incontrato il Verbo che si è fatto carne e che ha voluto abitare in mezzo a noi. E’ la scelta della chiesa, del nuovo Popolo di Dio. Dove sono le ‘nostre Galilee oggi? Dove Gesù ci manda per poterlo incontrare oggi?. Se incontriamo queste Galilee, allora Lui si farà riconoscere e noi lo potremo vedere. (Vedi lettera di Quaresima, con il Lema “Ele veio a morar entro nòs”.

            Il dialogo con l’angelo termina “io ve l’ho detto”, crediate o no è accaduto questo. Lascia la libertà alle donne, di scegliere che cosa fare; avere il coraggio di andare a dire quello che hanno ascoltato, o rimanere in silenzio; o addirittura, come succede per le guardie, dire delle falsità, l’annuncio della risurrezione parte nella fragilità della umanità delle donne.  Ma per togliere questo dubbio, ancora una volta, è Gesù stesso che va incontro alle donne e all’umanità, dicendo: “Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno”. Gesù conferma quello che anticipatamente aveva detto l’angelo, aggiungendo “non temete”, che sottintende, non abbiate paura, fidatevi, riconoscetemi, e trasforma la parola ‘discepoli’ in ‘fratelli’ confermando ancora una volta come deve essere il rapporto dentro la comunità dei credenti, “e tra voi siete tutti fratelli” e dentro ad essi ci sta anche il Signore, che si definisce fratello. 

Massaranduba


            Voglio raccontarvi adesso alcune cose che sono accadute in questo ultimo mese di marzo; la prima è che, come tutti gli anni, a livello della Forania (sono i vicariati) abbiamo fatto i “Mutirão de Confissões” in tutte le Parrocchie. Cosa sono? Sono giornate di confessioni nelle varie parrocchie della Forania, dove i sacerdoti si riuniscono e danno la possibilità alla gente di potersi accostare al Sacramento della Misericordia; sono come i “Confessini” che si facevano a Fontanaluccia e dintorni, niente di straordinario; la straordinarietà sono le distanze tra le parrocchie, ma questo è solo un dettaglio non importante. E’ anche un bel momento per noi sacerdoti di incontrarci, di stare un poco assieme e di scambiarsi idee e opinioni. Per me è sempre un bel momento di incontro con la gente che porta dei pesi grandi, è un momento dove le persone si aprono per condividere sofferenze, dubbi, fatiche, solitudini, e dove sperimentano la grandezza della Misericordia di Dio. Ascoltando certe situazioni, bisogna solo rimanere in silenzio, non avere la presunzione di dare risposte o pensare di risolvere, ma riconoscere quanto il silenzio che Gesù ha adottato nella passione, è la risposta davanti alla sofferenza umana. Attraverso il Sacramento si entra nella vita concreta delle persone che si aprono e riconoscono che davanti a Dio possiamo sempre riconoscerci come figli amati e accolti.

            L’altra cosa che ha marcato questo mese è stata l’uscita di due giorni con le sorella a Salvador, visitando la comunità delle Minime di S. Clelia Barbieri nel bairro da Paz, Emma, volontaria bolognese che vive in Salvador e ha lavorato nella comunità della Trinità con Henrique il Pellegrino, con i Moradores de Rua  e don Marco, sacerdote di Firenze, Fidei Donum, che lavora nel bairro de Massaranduba, antico luogo dove c’erano gli Alagados, cioè palafitte, e dove vivevano in condizioni molto precarie molte famiglie, e dove S. Dulce andava a incontrare i poveri e le famiglie che vivevano là. Sono stati degli incontri molto belli, in situazioni diverse, con una otica legata alla propria realtà e all’esperienza che ognuno sta facendo, ma tutte ben inserite nel tessuto ecclesiale e sociale. Mi ha colpito molto la visita del bairro con don Marco, abbiamo proprio camminato attraverso le case nelle strade, incontrato persone, entrati in casa di una signora anziana; visitato la chiesa parrocchiale e passeggiato lungo un pezzo di mare dove anni indietro c’erano appunto le palafitte; in certi passaggi tra le case, sembrava di essere nei ‘carruggi’ di Genova, spazi stretti e case che si affacciano l’una sull’altra. Sono rientrato a Ruy Barbosa contento della visita e sognando come si possano pensare nuove esperienze, quei piccoli segni dei quali si parlerà anche al Capitolo, e vedere come poi concretamente possano realizzarsi, ‘se Deus quiser’ in varie parti del mondo.

            Chiudo con un testo di don Tonino Bello, non può mancare la parola di questo grande profeta del nostro tempo:

“Coraggio, fratelli che siete avviliti, stanchi, sottomessi ai potenti che abusano di voi.
Coraggio, disoccupati.
Coraggio, giovani senza prospettive, amici che la vita ha costretto ad accorciare sogni a lungo cullati.
Coraggio, gente solitaria, turba dolente e senza volto.
Coraggio, fratelli che il peccato ha intristito, che la debolezza ha infangato, che la povertà morale ha avvilito.

Il Signore è Risorto proprio per dirvi che, di fronte a chi decide di "amare", non c'è morte che tenga, non c'è tomba che chiuda, non c'è macigno sepolcrale che non rotoli via.
Auguri. La luce e la speranza allarghino le feritoie della vostra prigione”.

            Boa Páscoa pra todos, que a luz do Senhor ressuscitado possa iluminar a vida de cada um de vocês, e que esta luz ilumine a mente e o coração dos governantes e dos poderosos deste mundo, porque possam se encontrar, através o dialogo e o respeito reciproco, caminhos e trilhas pra construir pontes e não muros, construir paz e não guerras, construir fraternidade e não desunião. Um abraço e até breve,  pe. Luís, irmão da Caridade e vosso irmão.     

 

 

venerdì 27 febbraio 2026

Esercizi Spirituali del Clero di Ruy Barbosa

 




Serrinha, 26 de fevereiro 2026

 

Luigi GIbellini

 

            Ciao a tutti,

dopo la visita all’accampamento, dove abbiamo celebrato e fatto un poco di festa, ho passato alcuni giorni con loro, in una casa di un accampato che in quel momento non c’era, e dove avevano preparato con una attenzione incredibile, tutto quello che era necessario per una accoglienza molto dignitosa. E’ stata una occasione per immergermi nella vita quotidiana di quella gente, con i suoi problemi, le sue fatiche, i loro sogni, e anche, delle aspettative che può darsi che non si avvereranno, ma che continuano a coltivare e sperare che qualcosa possa muoversi. Sono stato con loro a vedere una ‘açude’, cioè una sorgente d’acqua, che quando c’era il fazendero serviva per avere acqua nella casa de fazendeiro, ma che adesso non funziona più, i tubi che portavano l’acqua sono rotti in vari punti e anche la pompa a motore è rotta. Non so come si potrà fare, ma ci siamo detti di ragionarci sopra per vedere che tipo di soluzione si può trovare. Il problema grosso rimane la possibilità di ricevere la terra e potere poi di conseguenza costruire le proprie case. La mia presenza nell’accampamento non è molto gradita da parte dei monaci del monastero (non tutti) e anche tra i preti diocesani alcuni storcono il naso; l’avvocato della diocesi mi ha detto di stare attento a non fare passi che possono sembrare compromettenti contro la chiesa. Vedrò cosa fare, nella prossina settimana farò una visita, perché fa parte delle azioni che la Campagna della Fraternità di quest’anno invita a fare, cioè visitare le periferie e le situazione di case non degne di essere chiamate case.

            A proposito della Campagna della Fraternità (CF) il tema principale è ‘Fraternità e Abitazione’ e il sottotitolo, che sempre è un versetto biblico è “E venne ad abitare in mezzo a noi”(Gv 1,14) e l’intento è di parlare e trovare delle risposte sulla situazione abitativa del popolo brasiliano. Il cartellone che rappresenta questa campagna è l’immagine di un ‘morador de rua’ sdraiato su una panchina di una piazza, tutto coperto con un panno, dove non si vede ne il volto ne le mani, soltanto i piedi che sono segnati dalle ferite dei chiodi, segno di un Cristo che ‘viene per abitare in mezzo a noi’ e in una forma ben chiara, come mendicante, come un povero senza tetto e senza una abitazione, e sulla panchina c’è lo spazio perché qualcuno possa, vedendolo, sedersi accanto a lui. La domanda che viene fatta è:” dove puoi incontrare Gesù oggi” e “riesci a sederti al suo fianco”? Dietro al mendicante case e chiesa di vari colori, per dire le differenti abitazioni, e le differenti condizioni abitative; e, domanda che deve un po' inquietare: dov’è la chiesa oggi?



            Come sempre, nella storia della chiesa brasiliana, il tema si sviluppa sulle tre direttrici del VEDERE – ILLUMINARE (GIUDICARE) – AGIRE, dove si fa una analisi sulla realtà concreta della situazione abitativa brasiliana; poi la situazione viene illuminata dalla Parola di Dio che dà una lettura del come la casa è vita nella scrittura e poi si cerca di vedere che passi concreti si possono fare per affrontare e tentare di risolvere le situazioni viste.

            Prima di cominciare a dire qualcosa sulle varie fasi, bisogna dire che la Casa, come la terra, la salute, la scuola, il lavoro, sono tutti diritti dell’uomo e che il potere pubblico deve garantire, questo è scritto nell’Articolo 6 della Costituzione Brasiliana.

            Nel VEDERE emergono situazioni molto pesanti, dove circa 120 milioni di brasiliani vivono in abitazioni indegne di essere chiamate case, che sono le grandi favelas delle capitali degli stati, le periferie, le zone a rischio, cioè agglomerati costruiti senza nessuna sicurezza, senza fogne, o costruite sulle fogne, senza accessi ai beni primari, come gli ospedali, le scuole, dove la viole nza è esorbitante e dove le organizzazioni criminose hanno il potere sulle persone. Tutto questo è stato causato da una migrazione della popolazione brasiliana dalla campagna alle periferie delle grandi città. Un dato molto eloquente è questo; fino agli anni 80, l’80% della popolazione abitava nel campo, adesso 85% della popolazione abita nelle grandi città, provocando quello che si è detto sopra. Poi c’è tutta la popolazione di strada, che si conta attorno ai 400 mila persone, nella fascia etaria tra i 25 e 44 anni, di cui 82% sono uomini e il 70% afrodiscendente. Quali i motivi principali di questa situazione; ne sono stai individuati 2, che sono il Sistema Tributario, cioè le Imposte e il Sistema di Debito Pubblico (anche in l’Italia è così ?)

            Dentro le 20 favelas e comunità urbane più popolose del Brasile, 8 sono nella regione Nord (sei sono in Manaus, la Compensa dove abita don Paolo Cugini è una di queste), 7 nel Sud Est (Rio, S. Paolo), 4 nel Nord Est (Salvador) 1 nel Centro Ovest.

            Cosa possiamo ILLUMINARE questa situazione; alla luce della scrittura si può dire ed affermare che il Dio di Israele vede il clamore del suo popolo e scende per liberarlo (Egitto) per dargli una terra e riconoscere che la terra non può essere di proprietà, ma che è di Dio, e poi non si limita ad accompagnare il suo popolo, ma “viene ad abitare in mezzo a noi”, facendosi presenza e una presenza scomoda e in modo particolare una presenza da Povero in mezzo ai Poveri. “Per questo, Gesù incontrerà luoghi dentro i senza casa, dentro i rigettati dalla società e senza tetto”. 

            L’azione sociale della chiesa allora si rende presente come ci ricorda papa Francesco: “nel proprio cuore del vangelo, appare la vita comunitaria e l’impegno con l’altro” (EG 177) e continua “deriva dalla nostra fede in Cristo, che si è fatto povero e sempre si approssimò dei poveri e marginalizzati, la preoccupazione per lo sviluppo integrale dei più abbandonati della società” (EG 186) E’ missione della chiesa denunciare, come ingiustizia e peccato che clama al cielo, la negazione di questo diritto e le condizioni precarie e disumane di abitazioni dove tanta gente vive in Brasile. Papa Leone ci invita a “ascoltare e dare voce ai poveri, come tesoro della chiesa e dell’umanità”.

            L’ILLUMINARE ci presenta un Gesù che se rende presente, quindi l’AGIRE ci deve spingere a conoscere le nostre realtà, a prendere coscienza di cosa sta accadendo nei nostri Bairros, nelle nostre periferie; una costatazione è che la presenza della Chiesa è decisamente diminuita rispetto agli anni ottanta, con la presenza delle Comunità Ecclesiali di Base, nonostante lo sforzo di papa Francesco che ha invitato la Chiesa ad essere povera per i poveri e uscire per raggiungere le periferie del mondo. Quello che concretamente deve fare la chiesa è “Rafforzare la presenza ecclesiale di ascolto e empatia trasformatrice nelle periferie per mezzo di una spiritualità dell’incontro, della solidarietà e con la valorizzazione del volto periferico, superando una ‘teologia della prosperità, del dominio e individualista’. Poi bisogna formare il clero con l’imperativo di essere presenti e rafforzare la presenza ecclesiale trasformatrice nelle periferie, facendo la scelta dell’opzione preferenziale dei più poveri.

            A livello governativo, bisogna sollecitare il diritto alla buona abitazione, a livello di Governo centrale, a livello Statale e a livello Municipale, richiamando ai vari livelli, come il potere pubblico deve investire sull’abitazione. 

            E’ una bella Campagna, ma infelicemente mi sembra che a livello della nostra Diocesi, non ci sia una grande presa di coscienza, di investire su questi temi, e soprattutto la poca sensibilità sul tema povertà e poveri. Si è più preoccupati a spendere soldi per le ristrutturazioni e sui paramenti, ma è un andamento che sta prendendo buona parte della chiesa brasiliana; grazie a Dio ci sono ancora profeti che stanno in mezzo alla gente, che si donano a servizio dei poveri e dei più dimenticati, come Julio Lancelotti e altri.

            Um bom caminho de quaresma, a luz destas provocações e realidades que nunca devemos esquecer, mas ao contrario ver ainda hoje onde este Cristo se faz presente, se encarna, onde ele mora, e como nós, podemos sentar ao seu lado, sobre os bancos das praças das nossas cidades e dos nossos bairros. Um abraço fraterno a todos, pe. Luís irmão da Caridade e teu irmão.    

giovedì 25 dicembre 2025

Santo Natale 2025 dalla Bahia



 


 

Luigi Gibellini

 

Ciao a tutti,

con questa lettera voglio prima di tutto augurare un Santo Natale ad ognuno di voi, e che questo bambino, che nasce possa portare luce e esperança in tutti i nostri cuori;                                 

stiamo vivendo dei momenti particolari nel mondo e anche qui in Brasile, tempo di guerre che continuano inarrestabili sulle spalle e sulla vita di tante persone inermi e povere (Gaza, Ucraina, Africa), tempo di ingiustizie sociali che infettano una buona parte di gente senza avere risposte o soluzioni degne, tempo di violenze nascoste dietro al desiderio di colpire le fazioni criminose, senza però avere il rispetto della vita di chi non appartiene a queste logiche e cosche (quello che è successo in Rio de Janeiro in novembre fa parte di queste logiche che non incontrano soluzioni, ma che manifestano un desiderio di risolvere le cose con la forza e con le armi); tempo di indifferenza Ecologica, si continua a sfruttare il nostro pianeta con una certa indifferenza, senza riconoscere che “tutto sta legato”, che i cambiamenti climatici sono frutto di una mancanza di rispetto della natura e del pianeta, nostra Casa Comune (COP30); tempo di una chiesa a due facce, una chiaramente schierata dalla parte dei poveri e della scelta preferenziale per i meno accolti, e una che sembra essere immune da qualsiasi appello da parte di chi è più emarginato e escluso. Fortunatamente ci viene incontro papa Leone che ci aiuta nella sua Esortazione Apostolica “Delexi-te” a riconoscere la scelta di un Dio che si schiera e si fa povero tra i poveri:“ Proprio per condividere i limiti e le fragilità della nostra natura umana, Egli stesso si è fatto povero, è nato nella carne come noi e lo abbiamo conosciuto nella piccolezza di un bambino deposto in una mangiatoia e nell’estrema umiliazione della croce, laddove ha condiviso la nostra radicale povertà, che è la morte. Si comprende bene, allora, perché si può anche teologicamente parlare di un’opzione preferenziale da parte di Dio per i poveri, un’espressione nata nel contesto del continente latino-americano e in particolare nell’Assemblea di Puebla, ma che è stata ben integrata nel successivo magistero della Chiesa. Questa “preferenza” non indica mai un esclusivismo o una discriminazione verso altri gruppi, che in Dio sarebbero impossibili; essa intende sottolineare l’agire di Dio che si muove a compassione verso la povertà e la debolezza dell’umanità intera e che, volendo inaugurare un Regno di giustizia, di fraternità e di solidarietà, ha particolarmente a cuore coloro che sono discriminati e oppressi, chiedendo anche a noi, alla sua Chiesa, una decisa e radicale scelta di campo a favore dei più deboli.” (16)



       Questa scelta di Dio per i poveri, ci aiuta a guardare alto, ad avere uno sguardo sulla realtà che ci permette di vivere secondo l’agire di Dio, e che, come dice papa Leone, chiede anche a noi e alla chiesa di fare una ‘decisa e radicale scelta di campo a favore dei più deboli’.  Scelta che include un cambiamento di vita e di mentalità, di apertura e non di chiusura, di attenzione e non di indifferenza; scelta che ci permette di avere il coraggio di uscire, di andare nelle Nazareth di oggi, nelle periferie che continuano a gridare e piangere, luoghi dove molte volte l’annuncio della Buona Notizia fa fatica ad arrivare. La scelta dei poveri e di farsi poveri, diventa una scelta di esclusione e di rifiuto; sempre papa Leone ci dice: “In effetti, il Vangelo mostra che questa povertà toccava ogni aspetto della sua vita. Fin dal suo ingresso nel mondo, Gesù ha fatto esperienza delle difficoltà relative al rifiuto. L’evangelista Luca, narrando l’arrivo a Betlemme di Giuseppe e Maria, ormai prossima al parto, osserva con rammarico: «Per loro non c’era posto nell’alloggio» (Lc 2,7). Gesù nacque in umili condizioni; appena nato fu adagiato in una mangiatoia; e ben presto, per salvarlo dalla morte, i suoi genitori fuggirono in Egitto (cfr Mt 2,13-15)”. (19) Gesù e la sua famiglia fanno l’esperienza dell’essere profughi, di dovere fuggire dalla sua terra per causa della persecuzione e per non avere la possibilità di una vita sicura, affrontano il dovere girovagare per luoghi sconosciuti, come tante famiglie e persone che sono costrette a scappare dai loro luoghi di origine. E nel loro fuggire, l’incertezza dell’arrivare. C’è ancora oggi, chi nasce, non in una mangiatoia, ma su una barca che tenta di attraversare il Mar Nostrum, o come viene definito adesso, ‘il cimitero di tanti sconosciuti’, da parte delle Autorità Civili, ma non da parte di Dio, il Dio della vita che continua a ascoltare il grido di tanti poveri, e che vuole dare ad ognuno la dignità di sentirsi sempre figli amati e accolti. “Dio si mostra sollecito verso le necessità dei poveri: «Gridarono al Signore ed egli fece sorgere per loro un salvatore» ( Gdc 3,15). Perciò, ascoltando il grido del povero, siamo chiamati a immedesimarci col cuore di Dio, che è premuroso verso le necessità dei suoi figli e specialmente dei più bisognosi. (7)



       Voglio terminare raccontandovi di un incontro con un gruppo di famiglie (20 circa) che sono accampate su un terreno, e che stanno lottando per avere la possibilità di poterlo avere, e di potere coltivare e sostenere la proprie famiglie; sono 4 anni che sono accampati, in case precarie, in condizioni decisamente povere (non hanno acqua, mancano i servizi igienici, casa di terra o di paglia…), ma hanno una bellissima ‘cattedrale naturale’, dove si incontrano e dove in questi giorni di Natale andrò a celebrare. Questa cattedrale sono due piante di Cajà, un albero da frutto, che formano una bellissima volta di rami e foglie, una volta naturale che nemmeno il Bernini riuscirebbe a copiare. Vi mostrerò questo nelle foto che poi vi invio. Bene, sono stato a visitarle due volte, e mi hanno aperto il cuore, mi hanno aiutato a prepararmi al Natale in una forma ben concreta, e a mostrarmi come ancora oggi questo Dio che si fa bambino, continua ad incarnarsi nelle situazioni della vita di persone ben visibili. Spero che il processo della Riforma Agraria possa concludersi in maniera positiva e che loro possano avere la terra e acquisire una vita più degna e sicura. Non lasciamoci “rubare la speranza”, al termine di questo Anno Giubilare, e continuiamo a infondere nei nostri cuori e nei cuori di tutti quelli che incontriamo sul nostro cammino, sementi di speranza che possano germogliare e dare frutti di vita nuova. Concludo con una frase di dom Helder Camara, che diceva: “Entre teu proximo e teu Deus, se não descobre o Cristo, não percas tempo em ir à Igreja rezar: Deus estarà distante ou se farà invisìvel a teu egoismo”.



            Feliz Natal e prospero Ano Novo a todos e a todas; que a fragilidade de Deus menino, se torne a nossa fragilidade e no mesmo tempo a nossa força. Um abraço fraterno, pe. Luis, irmão da Caridade e vosso irmão.