venerdì 27 febbraio 2026

Esercizi Spirituali del Clero di Ruy Barbosa

 




Serrinha, 26 de fevereiro 2026

 

Luigi GIbellini

 

            Ciao a tutti,

dopo la visita all’accampamento, dove abbiamo celebrato e fatto un poco di festa, ho passato alcuni giorni con loro, in una casa di un accampato che in quel momento non c’era, e dove avevano preparato con una attenzione incredibile, tutto quello che era necessario per una accoglienza molto dignitosa. E’ stata una occasione per immergermi nella vita quotidiana di quella gente, con i suoi problemi, le sue fatiche, i loro sogni, e anche, delle aspettative che può darsi che non si avvereranno, ma che continuano a coltivare e sperare che qualcosa possa muoversi. Sono stato con loro a vedere una ‘açude’, cioè una sorgente d’acqua, che quando c’era il fazendero serviva per avere acqua nella casa de fazendeiro, ma che adesso non funziona più, i tubi che portavano l’acqua sono rotti in vari punti e anche la pompa a motore è rotta. Non so come si potrà fare, ma ci siamo detti di ragionarci sopra per vedere che tipo di soluzione si può trovare. Il problema grosso rimane la possibilità di ricevere la terra e potere poi di conseguenza costruire le proprie case. La mia presenza nell’accampamento non è molto gradita da parte dei monaci del monastero (non tutti) e anche tra i preti diocesani alcuni storcono il naso; l’avvocato della diocesi mi ha detto di stare attento a non fare passi che possono sembrare compromettenti contro la chiesa. Vedrò cosa fare, nella prossina settimana farò una visita, perché fa parte delle azioni che la Campagna della Fraternità di quest’anno invita a fare, cioè visitare le periferie e le situazione di case non degne di essere chiamate case.

            A proposito della Campagna della Fraternità (CF) il tema principale è ‘Fraternità e Abitazione’ e il sottotitolo, che sempre è un versetto biblico è “E venne ad abitare in mezzo a noi”(Gv 1,14) e l’intento è di parlare e trovare delle risposte sulla situazione abitativa del popolo brasiliano. Il cartellone che rappresenta questa campagna è l’immagine di un ‘morador de rua’ sdraiato su una panchina di una piazza, tutto coperto con un panno, dove non si vede ne il volto ne le mani, soltanto i piedi che sono segnati dalle ferite dei chiodi, segno di un Cristo che ‘viene per abitare in mezzo a noi’ e in una forma ben chiara, come mendicante, come un povero senza tetto e senza una abitazione, e sulla panchina c’è lo spazio perché qualcuno possa, vedendolo, sedersi accanto a lui. La domanda che viene fatta è:” dove puoi incontrare Gesù oggi” e “riesci a sederti al suo fianco”? Dietro al mendicante case e chiesa di vari colori, per dire le differenti abitazioni, e le differenti condizioni abitative; e, domanda che deve un po' inquietare: dov’è la chiesa oggi?



            Come sempre, nella storia della chiesa brasiliana, il tema si sviluppa sulle tre direttrici del VEDERE – ILLUMINARE (GIUDICARE) – AGIRE, dove si fa una analisi sulla realtà concreta della situazione abitativa brasiliana; poi la situazione viene illuminata dalla Parola di Dio che dà una lettura del come la casa è vita nella scrittura e poi si cerca di vedere che passi concreti si possono fare per affrontare e tentare di risolvere le situazioni viste.

            Prima di cominciare a dire qualcosa sulle varie fasi, bisogna dire che la Casa, come la terra, la salute, la scuola, il lavoro, sono tutti diritti dell’uomo e che il potere pubblico deve garantire, questo è scritto nell’Articolo 6 della Costituzione Brasiliana.

            Nel VEDERE emergono situazioni molto pesanti, dove circa 120 milioni di brasiliani vivono in abitazioni indegne di essere chiamate case, che sono le grandi favelas delle capitali degli stati, le periferie, le zone a rischio, cioè agglomerati costruiti senza nessuna sicurezza, senza fogne, o costruite sulle fogne, senza accessi ai beni primari, come gli ospedali, le scuole, dove la viole nza è esorbitante e dove le organizzazioni criminose hanno il potere sulle persone. Tutto questo è stato causato da una migrazione della popolazione brasiliana dalla campagna alle periferie delle grandi città. Un dato molto eloquente è questo; fino agli anni 80, l’80% della popolazione abitava nel campo, adesso 85% della popolazione abita nelle grandi città, provocando quello che si è detto sopra. Poi c’è tutta la popolazione di strada, che si conta attorno ai 400 mila persone, nella fascia etaria tra i 25 e 44 anni, di cui 82% sono uomini e il 70% afrodiscendente. Quali i motivi principali di questa situazione; ne sono stai individuati 2, che sono il Sistema Tributario, cioè le Imposte e il Sistema di Debito Pubblico (anche in l’Italia è così ?)

            Dentro le 20 favelas e comunità urbane più popolose del Brasile, 8 sono nella regione Nord (sei sono in Manaus, la Compensa dove abita don Paolo Cugini è una di queste), 7 nel Sud Est (Rio, S. Paolo), 4 nel Nord Est (Salvador) 1 nel Centro Ovest.

            Cosa possiamo ILLUMINARE questa situazione; alla luce della scrittura si può dire ed affermare che il Dio di Israele vede il clamore del suo popolo e scende per liberarlo (Egitto) per dargli una terra e riconoscere che la terra non può essere di proprietà, ma che è di Dio, e poi non si limita ad accompagnare il suo popolo, ma “viene ad abitare in mezzo a noi”, facendosi presenza e una presenza scomoda e in modo particolare una presenza da Povero in mezzo ai Poveri. “Per questo, Gesù incontrerà luoghi dentro i senza casa, dentro i rigettati dalla società e senza tetto”. 

            L’azione sociale della chiesa allora si rende presente come ci ricorda papa Francesco: “nel proprio cuore del vangelo, appare la vita comunitaria e l’impegno con l’altro” (EG 177) e continua “deriva dalla nostra fede in Cristo, che si è fatto povero e sempre si approssimò dei poveri e marginalizzati, la preoccupazione per lo sviluppo integrale dei più abbandonati della società” (EG 186) E’ missione della chiesa denunciare, come ingiustizia e peccato che clama al cielo, la negazione di questo diritto e le condizioni precarie e disumane di abitazioni dove tanta gente vive in Brasile. Papa Leone ci invita a “ascoltare e dare voce ai poveri, come tesoro della chiesa e dell’umanità”.

            L’ILLUMINARE ci presenta un Gesù che se rende presente, quindi l’AGIRE ci deve spingere a conoscere le nostre realtà, a prendere coscienza di cosa sta accadendo nei nostri Bairros, nelle nostre periferie; una costatazione è che la presenza della Chiesa è decisamente diminuita rispetto agli anni ottanta, con la presenza delle Comunità Ecclesiali di Base, nonostante lo sforzo di papa Francesco che ha invitato la Chiesa ad essere povera per i poveri e uscire per raggiungere le periferie del mondo. Quello che concretamente deve fare la chiesa è “Rafforzare la presenza ecclesiale di ascolto e empatia trasformatrice nelle periferie per mezzo di una spiritualità dell’incontro, della solidarietà e con la valorizzazione del volto periferico, superando una ‘teologia della prosperità, del dominio e individualista’. Poi bisogna formare il clero con l’imperativo di essere presenti e rafforzare la presenza ecclesiale trasformatrice nelle periferie, facendo la scelta dell’opzione preferenziale dei più poveri.

            A livello governativo, bisogna sollecitare il diritto alla buona abitazione, a livello di Governo centrale, a livello Statale e a livello Municipale, richiamando ai vari livelli, come il potere pubblico deve investire sull’abitazione. 

            E’ una bella Campagna, ma infelicemente mi sembra che a livello della nostra Diocesi, non ci sia una grande presa di coscienza, di investire su questi temi, e soprattutto la poca sensibilità sul tema povertà e poveri. Si è più preoccupati a spendere soldi per le ristrutturazioni e sui paramenti, ma è un andamento che sta prendendo buona parte della chiesa brasiliana; grazie a Dio ci sono ancora profeti che stanno in mezzo alla gente, che si donano a servizio dei poveri e dei più dimenticati, come Julio Lancelotti e altri.

            Um bom caminho de quaresma, a luz destas provocações e realidades que nunca devemos esquecer, mas ao contrario ver ainda hoje onde este Cristo se faz presente, se encarna, onde ele mora, e como nós, podemos sentar ao seu lado, sobre os bancos das praças das nossas cidades e dos nossos bairros. Um abraço fraterno a todos, pe. Luís irmão da Caridade e teu irmão.    

giovedì 25 dicembre 2025

Santo Natale 2025 dalla Bahia



 


 

Luigi Gibellini

 

Ciao a tutti,

con questa lettera voglio prima di tutto augurare un Santo Natale ad ognuno di voi, e che questo bambino, che nasce possa portare luce e esperança in tutti i nostri cuori;                                 

stiamo vivendo dei momenti particolari nel mondo e anche qui in Brasile, tempo di guerre che continuano inarrestabili sulle spalle e sulla vita di tante persone inermi e povere (Gaza, Ucraina, Africa), tempo di ingiustizie sociali che infettano una buona parte di gente senza avere risposte o soluzioni degne, tempo di violenze nascoste dietro al desiderio di colpire le fazioni criminose, senza però avere il rispetto della vita di chi non appartiene a queste logiche e cosche (quello che è successo in Rio de Janeiro in novembre fa parte di queste logiche che non incontrano soluzioni, ma che manifestano un desiderio di risolvere le cose con la forza e con le armi); tempo di indifferenza Ecologica, si continua a sfruttare il nostro pianeta con una certa indifferenza, senza riconoscere che “tutto sta legato”, che i cambiamenti climatici sono frutto di una mancanza di rispetto della natura e del pianeta, nostra Casa Comune (COP30); tempo di una chiesa a due facce, una chiaramente schierata dalla parte dei poveri e della scelta preferenziale per i meno accolti, e una che sembra essere immune da qualsiasi appello da parte di chi è più emarginato e escluso. Fortunatamente ci viene incontro papa Leone che ci aiuta nella sua Esortazione Apostolica “Delexi-te” a riconoscere la scelta di un Dio che si schiera e si fa povero tra i poveri:“ Proprio per condividere i limiti e le fragilità della nostra natura umana, Egli stesso si è fatto povero, è nato nella carne come noi e lo abbiamo conosciuto nella piccolezza di un bambino deposto in una mangiatoia e nell’estrema umiliazione della croce, laddove ha condiviso la nostra radicale povertà, che è la morte. Si comprende bene, allora, perché si può anche teologicamente parlare di un’opzione preferenziale da parte di Dio per i poveri, un’espressione nata nel contesto del continente latino-americano e in particolare nell’Assemblea di Puebla, ma che è stata ben integrata nel successivo magistero della Chiesa. Questa “preferenza” non indica mai un esclusivismo o una discriminazione verso altri gruppi, che in Dio sarebbero impossibili; essa intende sottolineare l’agire di Dio che si muove a compassione verso la povertà e la debolezza dell’umanità intera e che, volendo inaugurare un Regno di giustizia, di fraternità e di solidarietà, ha particolarmente a cuore coloro che sono discriminati e oppressi, chiedendo anche a noi, alla sua Chiesa, una decisa e radicale scelta di campo a favore dei più deboli.” (16)



       Questa scelta di Dio per i poveri, ci aiuta a guardare alto, ad avere uno sguardo sulla realtà che ci permette di vivere secondo l’agire di Dio, e che, come dice papa Leone, chiede anche a noi e alla chiesa di fare una ‘decisa e radicale scelta di campo a favore dei più deboli’.  Scelta che include un cambiamento di vita e di mentalità, di apertura e non di chiusura, di attenzione e non di indifferenza; scelta che ci permette di avere il coraggio di uscire, di andare nelle Nazareth di oggi, nelle periferie che continuano a gridare e piangere, luoghi dove molte volte l’annuncio della Buona Notizia fa fatica ad arrivare. La scelta dei poveri e di farsi poveri, diventa una scelta di esclusione e di rifiuto; sempre papa Leone ci dice: “In effetti, il Vangelo mostra che questa povertà toccava ogni aspetto della sua vita. Fin dal suo ingresso nel mondo, Gesù ha fatto esperienza delle difficoltà relative al rifiuto. L’evangelista Luca, narrando l’arrivo a Betlemme di Giuseppe e Maria, ormai prossima al parto, osserva con rammarico: «Per loro non c’era posto nell’alloggio» (Lc 2,7). Gesù nacque in umili condizioni; appena nato fu adagiato in una mangiatoia; e ben presto, per salvarlo dalla morte, i suoi genitori fuggirono in Egitto (cfr Mt 2,13-15)”. (19) Gesù e la sua famiglia fanno l’esperienza dell’essere profughi, di dovere fuggire dalla sua terra per causa della persecuzione e per non avere la possibilità di una vita sicura, affrontano il dovere girovagare per luoghi sconosciuti, come tante famiglie e persone che sono costrette a scappare dai loro luoghi di origine. E nel loro fuggire, l’incertezza dell’arrivare. C’è ancora oggi, chi nasce, non in una mangiatoia, ma su una barca che tenta di attraversare il Mar Nostrum, o come viene definito adesso, ‘il cimitero di tanti sconosciuti’, da parte delle Autorità Civili, ma non da parte di Dio, il Dio della vita che continua a ascoltare il grido di tanti poveri, e che vuole dare ad ognuno la dignità di sentirsi sempre figli amati e accolti. “Dio si mostra sollecito verso le necessità dei poveri: «Gridarono al Signore ed egli fece sorgere per loro un salvatore» ( Gdc 3,15). Perciò, ascoltando il grido del povero, siamo chiamati a immedesimarci col cuore di Dio, che è premuroso verso le necessità dei suoi figli e specialmente dei più bisognosi. (7)



       Voglio terminare raccontandovi di un incontro con un gruppo di famiglie (20 circa) che sono accampate su un terreno, e che stanno lottando per avere la possibilità di poterlo avere, e di potere coltivare e sostenere la proprie famiglie; sono 4 anni che sono accampati, in case precarie, in condizioni decisamente povere (non hanno acqua, mancano i servizi igienici, casa di terra o di paglia…), ma hanno una bellissima ‘cattedrale naturale’, dove si incontrano e dove in questi giorni di Natale andrò a celebrare. Questa cattedrale sono due piante di Cajà, un albero da frutto, che formano una bellissima volta di rami e foglie, una volta naturale che nemmeno il Bernini riuscirebbe a copiare. Vi mostrerò questo nelle foto che poi vi invio. Bene, sono stato a visitarle due volte, e mi hanno aperto il cuore, mi hanno aiutato a prepararmi al Natale in una forma ben concreta, e a mostrarmi come ancora oggi questo Dio che si fa bambino, continua ad incarnarsi nelle situazioni della vita di persone ben visibili. Spero che il processo della Riforma Agraria possa concludersi in maniera positiva e che loro possano avere la terra e acquisire una vita più degna e sicura. Non lasciamoci “rubare la speranza”, al termine di questo Anno Giubilare, e continuiamo a infondere nei nostri cuori e nei cuori di tutti quelli che incontriamo sul nostro cammino, sementi di speranza che possano germogliare e dare frutti di vita nuova. Concludo con una frase di dom Helder Camara, che diceva: “Entre teu proximo e teu Deus, se não descobre o Cristo, não percas tempo em ir à Igreja rezar: Deus estarà distante ou se farà invisìvel a teu egoismo”.



            Feliz Natal e prospero Ano Novo a todos e a todas; que a fragilidade de Deus menino, se torne a nossa fragilidade e no mesmo tempo a nossa força. Um abraço fraterno, pe. Luis, irmão da Caridade e vosso irmão.

mercoledì 12 novembre 2025

LA COP E LA SICCITÁ DEL SERTÃO BAHIANO




Macajuba, 11 de novembro 2025

San Martino di Tours

 

            Ciao a tutti,

ieri è cominciato in Belem do Parà (Brasile), il COP30, su i cambiamenti climatici, e fu coniato una nuova parola per descrivere quello che sta succedendo con il nostro pianeta, la nostra casa comune,  che è ECOCIDIO, cioè il volere non ammettere e continuare a distruggere la creazione, ciò che Dio ci ha donato, come sta succedendo in Gaza, dove si parla di GENOCIDIO, cioè volere eliminare completamente il popolo palestinese. Sono due forme che esprimono il disprezzo per natura, l’Ecologia, e le persone umane.

La Conferenza delle Parti (COP) è l'organo decisionale della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). La sua funzione è attuare gli impegni globali per combattere i cambiamenti climatici assunti dai paesi firmatari e ratificanti della Convenzione. Attualmente, 198 nazioni partecipano all'UNFCCC, rendendola uno dei più grandi organismi multilaterali delle Nazioni Unite (ONU).

La COP rappresenta il vertice globale sul clima, che si tiene ogni anno in un paese diverso. Funge anche da Riunione delle Parti del Protocollo di Kyoto (KP) e dell'Accordo di Parigi, il cui obiettivo principale è mitigare il riscaldamento globale e mantenere l'aumento della temperatura globale al di sotto dei 2 °C, con l'obiettivo di limitarlo a 1,5 °C. E’ necessario dire che gli Stati Uniti non hanno firmato, come anche il Canada e il Giappone.

Questa introduzione mi serve per potere descrivere adesso quello che sta accadendo nel nostro Sertão Baiano, dove sono mesi che non sta cadendo una goccia di acqua e dove la secca sta provocando morte di bestiame e non possibilità di cominciare a coltivare e seminare. Andando nelle comunità rurali, si capisce quanto la siccità provoca morte, la campagna è desolante, gli agricoltori stanno dando palma e mandacarù (la palma è una specie di fico d’india, ricco di acqua, e il mandacarù è il cactus tipico del Sertão) al bestiame che oltre non avere cibo non ha nemmeno acqua da bere.



Le strade sono impolverate, e percorrendole con la macchina non si riesce a evitare che la polvere possa entrare da tutte le parti, anche con i finestrini chiusi; sta aumentando il caldo e la situazione per la gente della campagna si fa difficile; passando si cominciano a sentire gli odori pesanti delle carcasse degli animali morti a causa della sete e della fame. Chi sta approfittando di tutto questo sono gli Urubù, specie di avvoltoi che si cibano di queste carcasse, e sono chiamati dalla gente “spazzini del cielo”.

Parlando con la gente del campo, soprattutto i più anziani, ricordano che nel passato si cominciava a “capinare” (cioè pulire il terreno con la enchada, la zappa) nel mese di ottobre perché le piogge cominciavano a cadere a partire dalla Festa di Tutti i Santi, e continuavano regolarmente; seminavano nella terra secca, nella polvere perché era certo che la pioggia arrivava; adesso si continua a capinare, si preparano i terreni, si puliscono i bacini di raccolta dell’acqua piovana, ma non si semina, non si pianta se non quando la pioggia cade, e cade per alcuni giorni, per avere la possibilità di potere poi raccogliere di quello che si è seminato. Questo è certamente un segnale di cambiamenti climatici, di come anche gli uomini non si fidano più nella Cultura del campo, delle tradizioni trasmesse dai vecchi, ma aspettano e che la natura si manifesti concretamente. Questo accadeva anche per la Festa di San Giuseppe, dove si seminava il miglio (qui è il granturco) di San Giovanni, che si mangia nelle feste Junine.



Anche le cisterne di raccolta di acqua piovana che sono state costruite nelle campagne sono secche, così come le cisterne di produzione sono ormai prive di acqua; mas proprio mentre sto scrivendo sento il ticchettio dell’acqua che batte sopra il tetto e la pioggia sta cadendo, non è una “trovoada” (pioggia forte), mas è un segnale di speranza.

Ci stiamo preparando anche all’Assemblea Diocesana di fine anno, che sarà di un giorno, e questo dice tante cose, ma non lamentiamoci sempre, proviamo a vivere questo momento come un momento sinodale, di riflessione non solo di ciò que è successo in questo anno pastorale, ma come cercheremo di proiettarci nel prossimo anno, con la speranza di potere realizzare in alcune Foranie, le Sante Missioni Popolari, visitando tutte le Comunità di ogni singola parrocchia, riconoscendo e accogliendo la piccolezza come un segnale evangelico, un segno che contrasta la mentalità di un mondo dove contano i numeri, il potere e l’essere in alto.

Stiamo finendo l’Anno Liturgico, e nelle varie comunità si stanno celebrando vari sacramenti, in modo particolare le Cresime di giovani e adulti e le prime comunioni de bimbi e adolescenti; sono momenti belli e gratificanti, anche se, come in Italia, per alcuni è un momento, ma non un impegno serio nella vita della Comunità e della chiesa.

Non ultimo come importanza ma come fine della scaletta delle cose che stanno accadendo e sono successe, è stata la visita della famiglia Marini, con Cristiano, Alda e Pietro il figlio più piccolo, che hanno passato con noi una quindicina di giorni, molto belli e sono stati anche giorni di condivisione e riflessioni, incontrando le varie situazioni che hanno visitato e visto; si sono trovati in casa, hanno detto la sera che ci siamo salutati, e ci hanno ringraziato per l’accoglienza. Hanno purtroppo avuto la sfortuna di non godersi gli ultimi giorni al mare, in Salvador, perché sono stati 3 giorni di pioggia intensa…non avevo mai visto una cosa del genere…

Bene, vi saluto e ci sentiamo al più presto…um abraço e atè breve, pe. Luis, irmão da Caridade e vosso irmão