domenica 1 novembre 2026

Andiamo avanti e vediamo

 



Gianluca Guidetti

 

           

Se esiste una caratteristicha che, oltre all’ospitilità, contraddistingue il popolo brasiliano questa è sicuramente la speranza. Non è appena sul terreno teologico che si manifesta questa convinzione, ma credo faccia parte del genoma di queste persone. Nel corso dei miei 26 anni di convivenza con loro (e 22 con una moglie baiana!!!) ho finito per apprezzare e comprendere nelle frasi dette e ridette ad ogni conversazione, breve o lunga che sia, parole come “Se Deus quiser” (se Dio vuole) o “Com fé em Deus” (avendo ficudica in Dio) nelle quali non si nascondono spiegazioni dal contenuto superstizioso o magico, ma una profonda convinzione sul non appartenersi, sullo sperare sempre senza stancarsi...... Questo contesto vitale il famoso “Sitz im leben” che ci hanno fatto studiare sui libri di teologia, il popolo brasiliano lo ha imparato dalle sue proprie esperienze vissute, dal suo mettersi in ascolto, per alcuni, della madre terra, per altri delle lotte sociali, politiche ed economiche, e, per altri ancora, dei vissuti familiari tessuti con relazionamenti sudati, fragili, a volte, solidi in altre. Questo scenario mi aiuta a capire ed a rispondere, anche se non del tutto, alla domanda che in questi giorni molti si sono posti: di nuovo Lula? Gli avvenimenti ai quali abbiamo assistito negl’ultimi giorni rendono ancora più provocante questa domanda: riconferma politica del presidente Luiz Ignazio Lula da Silva, non accettazione del risultato e conseguente fuga all’estero del candidato sconfitto Flavio Bolsonaro (sempre sono tentato quando sento questo cognome legato a questa famiglia a metterci una M al posto della N), inizio dell’onda durto contro la destra in Italia, nella Serbia, ma suppongo che si allargarà nelle prossime settimane come una macchia d’olio non solo all’Europa ma anche ad altri continenti dove la destra di turno comanda l’apparato di governo¹. La speranza di una parte del popolo brasiliano ha scelto nuovamente di scommettere, per i prossimi quattro anni, sulla figura politica di un uomo che incarna (ed è indubbiamente un dato di fatto per chi conosce la storia e la traiettoria di vita di Lula) le ansie ed i desideri della gente comune, soprattuto delle masse più abbandonate ed escluse, ma non solo di loro! Ed è questo che mi rende dubbioso. Ci c’è dietro a Lula? Chi lo ha voluto al potere per il quarto mandato dopo una reviravolta storica, tra primo e secondo turno elettorale, mai accaduta?² Le domande si pongono anche per il candidato sconfitto. L’analisi politica dei profili dei due uomini politici e le serissime implicazioni delle conseguenze per la vittoria di Lula (scenario reale) o per quella che poteva essere di Bolsonaro (scenario ipotètico) non fanno parte di questo scritto. Richiederebbero, per essere almeno credibili, lunghe e lunghe pagine da scrivere. Oggi vorrei solo condividere alcuni miei punti di vista mentre cerco di rispondere alla sola domanda; di nuovo Lula?

Si, di nuovo Lula! Ne sono convinto ³, ma rimango preoccupato per il futuro. La democrazia ha retto, per il momento. Il sentimento di appartenenza al “popolo della speranza” ha retto, per il momento. La difficile e complessa stabilità creata nel corso di questi anni a livello internazionale ha retto, per il momento.

Altri quattro anni sono alle porte. Anni che dovranno essere spesi, dal mio punto di vista, di forma diversa da quelli che li hanno preceduti. Ovvero, se da un lato sarà necessario mantenere una certa continuità con programmi di governo e percorsi legislativi che assicurino la resistenza della costruzione del modello che privilegia lo sviluppo sociale, continua ad investire nella spesa pubblica (anche se qui, lo riconosco, abbiamo a che fare con variabili economiche pesanti come il debito pubblico che va verso il fuori controllo) e protezione delle fasce più deboli della popolazione. Dall’altra parte diventa quasi obbligatorio investire su dimensioni che poco, sempre a mio parere, sono state fino ad oggi oggetto di un’attenzione sufficiente, di una presenza forte nell’agenda politca del presidente (non entro qui nel merito del perchè sia accaduto questo). Come:

1)    preparare il successore di Lula. Con i suoi 81 anni, gli acciacchi normali della vecchiaia (senza contare quelli che potranno sorgere) non credo ad un quinto mandato. Chi allora sarà in grado di mantenere unito il popolo brasiliano in nome di quelle cause e quegli obiettivi che ho esposto qui sopra? Abbiamo dei nomi che potrebbero contrastare quelli di personaggi di destra che giá hanno iniziato a pensare alle elezione del 2030, come Tarcisio Gomes de Freitas, Cleitinho Azevedo, Romeu Zema, Rogério Marinho, o addirittura la ex first-lady Michelle Bolsonaro. Io non riesco, al momento a pensare a molti nomi con una certa solidità polica e con una esperienza capace di pensare a livello nazionale, e questo mi preoccupa. Se proviamo a sondare tra i nomi quotati traviamo Rafael Fonteles, André Janones, Gleise Hoffman, Marina Silva, Fernando Haddad, Rui Costa, Simone Tebet, Geraldo Alckmin, tra altri. Alcuni più, alcuni meno conosciuti al grande pubblico. Io non ho ancora una opinione formata, ma mi sono politicamente simpatiche due figure che mi sembrano interessanti, almeno per il momento: Flavio Dino e Camilo Santana. Vedremo.

2)    Portare a compimento l’opera inziata con il primo mandato, molti anni fa: Il “Bolsa família” è nato con due gambe, ma ne há sempre usata una sola! Questo ha creato scompensi nelle persone che se ne sono e continuano a beneficiarsi, una visione puramente assistenziale con conseguente riduzione di energie positive nell’ambito lavorativo. Sappiamo, infatti, che il maggiore programma sociale della storia era nato per risolvere situazioni emergenziali immediate e urgenti come primo stadio, ma che avrebbe dovuto accedere al secondo stadio (cosa che non ha mais fatto di forma soddisfacente) ovvero quello della costruzione di posti di lavoro. Oggi trovo molti che preferiscono ricevere il sussidio del Bolsa família senza fare nulla (de braços cruzados, diremmo qui) che accettare proposte di lavoro. Alcuni miei progetti sociali per offrire risorse finanziarie hanno già visto queste scene molte volte.

3)    Migliorare ed espandere le relazione internazionali con altri Paesi: qui, per non dilungarmi molto e uscire dall’obiettivo di questo scritto, mi limito solo a citare alcune delle proposte che ritengo importanti sviluppare.

a. Rafforzamento delle partnership e delle alleanze con Stati come il Canada, il Messico, l’India, l’Africa del sud per portare avanti alcune proposte in materia de politiche commerciali volte a calmierare le egemonie di Stati Uniti e Cina.

b. Rafforzamento delle partnership e delle alleanze con l’Area dell’euro per contrastare la egemonia del dollaro e migliorare gli scambi commerciali con gli stati membri dell’Unione Europea.

c.. Rafforzamento delle partnership e delle alleanze con il MERCOSUL oggi fortemente indebolito e, quasi, al servizio dell’economia capitalista statunitense.

d. Mantenere viva la possibilità di creazionde della “terza moneta mondiale” legata all’area del BRICS con l’ingresso ed il consolidamento di altre nazioni come Egitto, Iran, Etiopia, Emirati Arabi Uniti e Indonesia. Ognuno di questi punti richiederebbe pagine e pagine di riflessioni.

 

E dall’altra parte del recinto? Certo è che una vittoria della destra bolsonarista avrebbe innnescato una catena di avvenimenti tutti da temere e condannare: modifica della Carta Costituzionale, concentrazione dei tre poteri costituiti nelle mani di pochissime persone, smantellamento dello stato sociale di diritto, svendita, a prezzo di banana, del Brasile agli USA, ritorno del “coronelismo” moderno, connivenza politica internazionale per smontare l’area dell’euro e rafforzare qualla del dollaro americano, uscita da alcuni accordi in materia commerciale, finaziaria e sulla ricerca scientifica con partners come Cina e India, indebolimento ancora maggiore del MERCOSUL, apertura ad ingerenze pericolose degli USA sul territorio brasilano, e por aí vai........ La vittoria non c’ê stata! La speranza rimane ancora sempre l’ultima a morire!

 

Diacono Gianluca Guidetti

 

 

 

 

 

Note

¹ Tra tanti che si possono trovare su Instagram:  (https://www.instagram.com/p/DfKWjOcm4s4/?rpxt=OXdpOXFweWIwMDl6) e (https://www.instagram.com/reel/DfAxlXkkzvg/) Accessati il 30.10.2026 alle 15,37 e 15,47

² Solo Getúlio Vargas con i suoi 18 anni e 201 giorni come presidente – altro contesto chiaro – sia stato il più lungo periodo nella storia del Brasile)

³ Sono diventato cittadino brasiliano il 22 novembre del 2010 ed ho votato per la settima volta qui in Brasile e, nelle elezioni presidenziali, per ben quattro volte il simpatico numero 13.

giovedì 29 ottobre 2026

Prime e dopo le elezioni di ottobre 2026 in Brasile

 



Luigi Gibellini

Jacobina, 21 outubro 26

 

            Ciao a tutti,

si sta avvicinando il secondo turno delle elezioni presidenziali qui in Brasile e il clima si sta facendo molto caldo e la gente sta manifestando in vari modi il proprio pensiero, o meglio, sta cavalcando l’onda, senza spesso sapere quali sono veramente le proposte politiche, riempiendo le piazze o urlando in modi più assurdi ciò che sembra la propria opinione o indirizzo politico, utilizzando anche la Pseudo fede, come la recita del Padre Nostro. Ci sono stati anche dibattici televisivi tra i due candidati, l’ultimo sarà venerdì 23 ottobre, dove qualcuno ha disturbato e “piraçado” l’avversario, con poco rispetto e in forma disgustosa. In questo quadro politico, mi sento molto a disagio e nello stesso tempo molto preoccupato per quello che potrebbe succedere se la destra andasse al potere, sia per quello che sta proponendo, sia per il rischio concreto di perdita di libertà di espressione, di religione e di pensiero.

                                                                                                      C’è un reale pericolo di ritornare ad una “dittatura” che Bolsonaro chiama “democratica” ma che non ha niente a che fare con la democrazia, con la libertà, con la società civile, ma appoggia decisamente le classi alte senza preoccuparsi delle persone di bassa renda, quelli che vivono di sotto della soglia della povertà, coloro che vivono con il sostegno statale (Borsa familia), quelli che sono sfruttati dai vari “Comandos Vermelhos”(CV) che gestiscono e organizzano le favelas delle grandi città, e che in qualche maniera non sono liberi di scegliere, ma orientati da chi decide cosa fare (CV) e usati dai sistemi corrotti che ripassano denaro e compra di voti.

            Di fronte a questa situazione, vorrei collocare una immagine che mi sembra possa dare un idea di quello che sta succedendo in questo momento in Brasile; non so se vi ricordate, io ero giovane in quel tempo, ma era apparso un manifesto dove si cercava di immaginare il mondo in quell’epoca, e l’immagine era di un cocomero dove si diceva che tutti hanno la possibilità di magiare un poco di cocomero, ma in realtà c’era chi mangiava il buono e chi gli rimaneva solo la scorza.

                                    È la logica della Economia Liberale, dove si afferma che se aumentano le ricchezze, ne beneficiano sia chi le ha, ma anche a caduta, quelli che hanno meno, che sono delle classi basse. In altre parole, la destra propone una politica della Prosperità, una salute che sia sempre più tecnologica e a servizio dei facoltosi, dicendo però che, a caduta, ne usufruiranno anche i più poveri, ma non avverrà. È la realtà americana, che chi può si cura, gli altri no. Così per la scuola, l’accesso alle università, è sempre più ristretto. L’annunciare che cambierà la Costituzione del 1988, scritta dopo 25 anni di Dittatura Militare, per destabilizzare il sistema democratico e incentivare un potere assoluto; e poi mettere mano al Supremo Tribunale Federale, che è l’organo che è slegato dal potere politico e che ha condannato Jair Bolsonaro. Insomma, rischio di un nuovo potere assoluto.



            Dall’altra parte, certezza di una Democrazia che garantisce la sovranità del popolo, una più chiara proposta sociale, con attenzione alle classi più povere, l’assistenza sanitaria, anche se fa acqua da molte parti, però garantita a tutti, l’accesso all’istruzione, alle università, avvicinamento a chi sta passando difficoltà economiche, infrastrutture e ampliamenti di ospedali e strade, attenzione alla ecologia e la lotta contro l’abbattimento delle foreste.

            Questi i pensieri prima delle votazioni, ma quello che mi aiutò di più ad essere tranquillo e pensare ad una “virada” (un ribaltamento) sono state alcune cose che ho letto in questi giorni da persone cristiane che hanno indicato alcune cose che sono avvenute e accompagnato il periodo tra il primo turno e il secondo, e che voglio condividere con voi.

            Voglio passare a voi una riflessione che un teologo brasiliano domenicano,  ha fatto dopo il 25 ottobre:



La vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva rappresenta la sconfitta di un progetto autoritario e il ripristino della democrazia in Brasile, secondo le analisi pubblicate dallo scrittore e teologo Frei Betto. Commentando lo storico risultato elettorale che ha sancito il quarto mandato del presidente, lo storico esponente della Teologia della Liberazione ha espresso profonda emozione per il traguardo dell'amico di lunga data. 

L'analisi di Frei Betto si articola su tre punti cardine, combinando soddisfazione per la vittoria e pragma-tismo critico per il futuro:

1. La sconfitta dell'autoritarismo e la sfida del "bolsonarismo"

  • Punto di svolta: Frei Betto descrive l'elezione come un momento di inflessione storica che riafferma l'impegno del Brasile verso la giustizia sociale.
  • Vigilanza costante: Pur sottolineando l'importanza di aver battuto il progetto dell'estrema destra nelle urne, il frate domenicano avverte che è cruciale distinguere la sconfitta elettorale dei leader conservatori dalla fine del "bolsonarismo". Quest'ultimo rimane una forza politica influente che richiede costante attenzione e mobilitazione da parte delle forze democratiche. [1, 2]

2. Politica interna: l'urgenza dell'educazione popolare

  • Formazione della coscienza critica: Frei Betto lancia un chiaro monito al Partito dei Lavoratori (PT) e al nuovo governo. Sostiene fermamente che non basta mantenere o ampliare i programmi di assistenza sociale se questi non vengono accompagnati da percorsi di formazione politica e capacità professionale (applicando il metodo di Paulo Freire).
  • Il rischio dell'assistenzialismo: Senza una pedagogia capace di creare coscienza critica, la spesa sociale rischia di "diventare semplice carità" anziché uno strumento di vera emancipazione.
  • Presenza digitale: Ha evidenziato come la sinistra sia riuscita a vincere contrastando l'efficacia della destra sulle reti digitali, ma insiste sulla necessità di un investimento continuo e professionale sul web. 

3. Scenari internazionali e sovranità

  • Protagonismo globale: Sul piano estero, Frei Betto valuta la vittoria di Lula come l'opportunità per il Brasile di riconquistare un ruolo centrale e sovrano nell'arena internazionale.
  • Integrazione regionale: Il nuovo mandato permetterà di rilanciare la cooperazione nel blocco del Sud del mondo (attraverso BRICS e Mercosul) e di favorire l'integrazione dell'America Latina. 

"Non sarà Lula a scegliere il suo successore, questo è un processo sociale", ha concluso il teologo, ricordando che il futuro politico del paese dipenderà dalla capacità della base e dei movimenti popolari di rimanere attivi e organizzati, andando oltre la sola figura carismatica del presidente. 

            L’altra cosa che há colpito, è che da tempo non si vedeva in Brasile, la presenza dei giovani che sono tornati in piazza! Un fenomeno che si ripete in Portogallo, Spagna, Francia e Belgio. I partiti progressisti sono ora chiamati a dare coerenza politica a questa ondata giovanile. Non possono ripetere l'errore del 2013, quando i giovani scesero in piazza per protestare contro l'aumento delle tariffe degli autobus. Nessun settore progressista seppe incanalare politicamente quelle manifestazioni che, manipolate dalla destra, portarono all'impeachment di Dilma.

            La vittoria di Lula ha un impatto immediato sulla geopolitica regionale. In un continente che sta assistendo a una nuova ondata di governi di destra, (si salvano solo il Brasile, l’Uruguay e Messico)  il Brasile si consolida come contrappeso e freno ai progetti allineati con Washington. La leadership brasiliana è fondamentale per riattivare l'integrazione regionale del Mercato Comune del Sud (Mercosur), rafforzare la Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC) e indebolire il blocco della Casa Bianca contro Cuba. Nello scenario globale, il Brasile riacquista un protagonismo perduto.

 

Dietrich Bonhoeffer

            Concludo com uma frese di Dietrich Bonhoeffer che dal campo di concentramento dove era internato scrisse: “La stupidità umana è più pericolosa della malvagità. Contro il male si può sempre protestare. Il male può essere smascherato. Può essere rivelato. (...) Ma con la stupidità è diverso. Non c'è modo di difendersi dalla stupidità. Le proteste sono inutili. Nessun ragionamento può convincere una persona stupida. Scelgono i propri pregiudizi e, per quanti fatti vengano presentati, non si lasceranno convincere”.

            A coloro che scelgono la stupidità del pregiudizio, invece della fiducia dell'amore, torniamo alle parole di Gesù ai suoi avversari: “Molti verranno da oriente e da occidente e siederanno a tavola con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre quelli che si credono figli del regno saranno lasciati fuori” (Mt 8,11-12).

mercoledì 14 ottobre 2026

Ritorno alla realtá Brasiliana

 


Levanta-te e Anda, 24 setembro 2026

don Luigi Gibellini

 

            Sono rientrato dall’Italia domenica 20 settembre, dopo avere partecipato al Capitolo dei Fratelli della Carità, momento ricco, momento di forte fraternità, di ascolto reciproco, di entusiasmo, soprattutto da parte dei fratelli Malgasci, e di novità, di piccoli cambiamenti che hanno però segnato il nostro cammino che ci ha riportato alle nostre radici, quello che siamo e da dove veniamo, prima che essere diversi per le vocazioni ricevute, cioè tutti fratelli; l’identità del fratello ha ripreso il suo giusto posto e lo si è visto concretamente nella scelta del Fratello Maggiore, nella persona di frate Marco; mi sembra di potere dire che lo Spirito Santo ha fatto la sua parte e che noi l’abbiamo lasciato lavorare e l’abbiamo saputo ascoltare. Ho goduto di questo tempo, ho ringraziato il Signore per questo momento di fraternità; anche la messa conclusiva mi è sembrata una bella manifestazione della nostra famiglia, nelle diversità e nella bellezza delle diverse vocazioni; una bella sinfonia di strumenti diversi ma che riescono a formare una bella armonia si suoni e di voci. Vorrei ringraziare anche dei nuovi volti posti alla guida della nostra famiglia, una bella mistura di doni e di cammini, che il Signore accompagni il loro cammino e possa illuminare ognuno per il bene di tutti.

            Poi il ritornare alla realtà brasiliana, alla vita di casa, all’incontro con gli ospiti e le sorelle, all’immergersi di nuovo nella pastorale parrocchiale e al riprendere il passo nell’incontro con le persone lasciate poco tempo fa.  E dentro tutto questo anche i cambiamenti richiesti dal vescovo Estevam, cioè lasciare la parrocchia di Macajuba e dare più tempo a Ruy Barbosa con annessa la realtà del Santuario diocesano di Alagoas; e poi la proposta del vescovo di dare più tempo, nel prossimo anno, alla visita delle parrocchie, concordando con i parroci e incontrando, insieme con le sorelle, i vari gruppi parrocchiali per parlare della Casa per tentare di suscitare nei laici, il desiderio di conoscere, di visitare e di servire il Cristo, che si presenta concretamente  nella vita degli ospiti. Vedremo come impostare questo lavoro e come entrare in contatto con le varie parrocchie.  

Festa di S. Lucia in Macajuba e processione.

 

            Mi spiace un poco, dovere lasciare Macajuba, perché ho ricevuto molto da quella parrocchia e anche tessuto varie amicizie e relazioni con le persone delle varie comunità della campagna e della città; direi che l’esperienza in quella realtà mi ha arricchito e mi ha animato, senza però dimenticarsi anche delle difficoltà incontrate e le fatiche fatte, ma con certezza quello che ho acquisito e imparato è ben maggiore dei limiti che ho trovato.

 

Il diacono Genival

            Mi mancherà molto la persona del diacono Genival e delle sue attenzioni per me, per il frigorifero sempre pieno di roba, con salame, formaggio e coca cola, per l’abbondanza della tavola, sempre piena di una quantità di cibo che mi ricorda l’immagine del banchetto messianico, di questa ultima domenica (11/10) dove si diceva: “preparerò su questo monte un banchetto per tutti i popoli, con cibi succulenti e vini raffinati…” (Is. 25,6ss), e anche delle belle chiacchierate a livello di pastorale parrocchiale, di progetti di nuove comunità, di politica, adesso più che mai viva,  e che preoccupa. 

Poi la presenza delle suore Francescane de Allegany, comunità religiosa presente da 40 anni in Macajuba e che animano e lavorano molto con le comunità e con i laici. Una presenza preziosa e forte che marca il cammino della parrocchia e delle varie realtà pastorali. E’ sempre bello quando si passa nella loro casa, molto accoglienti e capaci di animare e stimolare il laicato; mi ricordano molto l’esperienza fatta negli anni precedenti, in Nova Redenção e in Wagner, dove la presenza delle consacrate era molto apprezzata e molto preziosa, al di là del grande lavoro pastorale che facevano. In questi giorni, sto tentando di dare  tempo per visitare le varie comunità, prima di dicembre, incontrando le tante persone che hanno fatto parte di questi 3 anni di lavoro e di presenza in quella parrocchia, ed è sempre bello e commovente allo stesso tempo, vedere nei volti, un pezzo di storia, di vita, di condivisione, di momenti belli, ma anche di momenti di sofferenza e di dolore; sono cose che si mescolano sempre, dando colore alla bellezza della vita.

            Mi ricordo di alcuni anniversari di matrimonio di persone anziane, come Joabe e Maria, con i loro 60 anni di matrimonio, o do Sr. João che nel mese di settembre ha completato 100 anni, insieme ai suoi 8 figli e una immensa schiera di nipoti e pronipoti, e questo mi ha fatto saldare il mio cuore e, pieno di gratitudine, mi hanno fatto gioire e rallegrare. Sono i piccoli segni che fanno diventare grandi le cose della vita.

            Poi è arrivato il tempo delle elezioni del Governo Brasiliano, la scelta del Presidente, e in seguito dei senatori, deputati e governatori dei vari Stati che compongono la nazione brasiliana. Domenica 4 ottobre, quasi 120 milioni di brasiliani si sono recati alle urne per votare e per scegliere chi nei prossimi 4 anni guiderà la nazione. Guardando da fuori, mi sembra che la situazione politica brasiliana è molto complicata, perché come succede in America, il Presidente ha molto potere, può definire e cambiare molte cose, e può, come succede in altri paesi (USA), abusare del suo potere, per i propri interessi, per escludere chi non pensa come te, di avvantaggiare chi appoggia la tua linea politica, e anche perseguitare chi si oppone a certe scelte, che alzano alcuni e danneggiano altri, soprattutto le classi basse. Il pericolo di un nuovo tempo di “dittatura” non è poi molto lontano, se la destra riesce a vincere, tenuto conto che il Partito Liberale (PL) quello di Bolsonaro, ha già la maggioranza al Senato e alla Camera. Si parla di cambiare la Costituzione del 1988, per Democratizzare il paese, di togliere il potere al Supremo Tribunale Federale, l’organo che, come la Magistratura in Italia, non dipende direttamente dal potere politico, di eliminare le spese pubbliche a servizio di chi ha un basso reddito (Bolsa Famiglia), di ridurre le spese per la scuola e per la salute, lasciare libero il mercato per lo sfruttamento delle aree forestali, e una delle cose che ha lanciato la destra, a livello religioso, di togliere la festa di Nossa Senhora Aparecida, come patrona del Brasile. Si passa, in area religiosa, da una Teologia che Libera (non accolta dai Movimenti Carismatici e da un nuovo stile di chiesa molto tradizionale) alla Teologia del Dominio, usando così l’aspetto religioso, come un modo di dominio e di potere (Chiesa a braccetto col Potere).

            E la Chiesa cosa dice di fronte a questo scenario Politico come si posiziona? Che orientamenti dà ai cristiani? Ecco alcuni punti chiave:

  • Neutralità partitica: La CNBB ha ribadito con forza che la Chiesa Cattolica non sostiene alcun partito politico né indica candidati specifici.
  • Appello contro l'astensionismo: I vescovi hanno lanciato un invito diretto ai cattolici affinché si rechino alle urne, sottolineando che non esercitare il diritto di voto non rappresenta mai la scelta migliore per il Paese.
  • Criteri per il voto consapevole: Viene consigliato agli elettori di andare oltre le semplici promesse elettorali, analizzando attentamente la storia personale, il passato dei candidati, le loro proposte concrete e la loro coerenza con l'etica e la dignità umana.
  • Rifiuto dell'uso politico della religione: L'ente ha espresso forte preoccupazione per l'uso strumentale delle chiese e dei simboli religiosi all'interno delle campagne elettorali, condannando lo sfruttamento della fede per promuovere specifiche candidature o ideologie.
  • Allarmi sociali e democratici: Nella sua nota, la conferenza episcopale ha messo in guardia i cittadini contro i rischi legati alla diffusione di fake news e disinformazione, oltre a denunciare piaghe storiche come la corruzione, il voto di scambio, l'abuso di potere e l'uso indebito di risorse pubbliche.

Queste le indicazioni, le raccomandazioni, ma in verità mi sembra che la logica del popolo sia quella di un voto legato alle tradizioni politiche opportuniste, o personali, cioè che ne ricavo direttamente io se voto questo o quello; succede molto di più a livello municipale, dove si cerca il maggior vantaggio personale o della famiglia. Ripeto, sono molto preoccupato, anche perché, come già è successo nel passato, l’America Latina, in parte lo è già, può ridiventare il giardino degli Stati Uniti. Ma non dobbiamo neanche dimenticare, che ascoltando la gente, e i nostri cristiani, ci sia una bella divisione, a livello di popolo e a livello ecclesiale, cioè cattolici, preti, vescovi e movimenti ben schierati… quando domandarono a Gesù se era lecito pagare le tasse a Cesare, lui rispose:“ Date a Cesare quello che è di Cesare, e date a Dio quello che è di Dio”, per dividere i due poteri, ma attenzione a non ricadere in un imperialismo che toglie la libertà di espressione e di parola.