Luigi Gibellini
Jacobina, 21 outubro 26
Ciao a tutti,
si sta avvicinando il secondo turno delle elezioni presidenziali qui in Brasile e il clima si sta facendo molto caldo e la gente sta manifestando in vari modi il proprio pensiero, o meglio, sta cavalcando l’onda, senza spesso sapere quali sono veramente le proposte politiche, riempiendo le piazze o urlando in modi più assurdi ciò che sembra la propria opinione o indirizzo politico, utilizzando anche la Pseudo fede, come la recita del Padre Nostro. Ci sono stati anche dibattici televisivi tra i due candidati, l’ultimo sarà venerdì 23 ottobre, dove qualcuno ha disturbato e “piraçado” l’avversario, con poco rispetto e in forma disgustosa. In questo quadro politico, mi sento molto a disagio e nello stesso tempo molto preoccupato per quello che potrebbe succedere se la destra andasse al potere, sia per quello che sta proponendo, sia per il rischio concreto di perdita di libertà di espressione, di religione e di pensiero.
C’è un reale
pericolo di ritornare ad una “dittatura” che Bolsonaro chiama “democratica” ma
che non ha niente a che fare con la democrazia, con la libertà, con la società
civile, ma appoggia decisamente le classi alte senza preoccuparsi delle persone
di bassa renda, quelli che vivono di sotto della soglia della povertà, coloro
che vivono con il sostegno statale (Borsa familia), quelli che sono sfruttati
dai vari “Comandos Vermelhos”(CV) che gestiscono e organizzano le favelas delle
grandi città, e che in qualche maniera non sono liberi di scegliere, ma
orientati da chi decide cosa fare (CV) e usati dai sistemi corrotti che
ripassano denaro e compra di voti.
Di
fronte a questa situazione, vorrei collocare una immagine che mi sembra possa
dare un idea di quello che sta succedendo in questo momento in Brasile; non so
se vi ricordate, io ero giovane in quel tempo, ma era apparso un manifesto dove
si cercava di immaginare il mondo in quell’epoca, e l’immagine era di un
cocomero dove si diceva che tutti hanno la possibilità di magiare un poco di
cocomero, ma in realtà c’era chi mangiava il buono e chi gli rimaneva solo la
scorza.
È
la logica della Economia Liberale, dove si afferma che se aumentano le
ricchezze, ne beneficiano sia chi le ha, ma anche a caduta, quelli che hanno
meno, che sono delle classi basse. In altre parole, la destra propone una
politica della Prosperità, una salute che sia sempre più tecnologica e a
servizio dei facoltosi, dicendo però che, a caduta, ne usufruiranno anche i più
poveri, ma non avverrà. È la realtà americana, che chi può si cura, gli altri
no. Così per la scuola, l’accesso alle università, è sempre più ristretto. L’annunciare
che cambierà la Costituzione del 1988, scritta dopo 25 anni di Dittatura
Militare, per destabilizzare il sistema democratico e incentivare un potere
assoluto; e poi mettere mano al Supremo Tribunale Federale, che è l’organo che
è slegato dal potere politico e che ha condannato Jair Bolsonaro. Insomma,
rischio di un nuovo potere assoluto.
Dall’altra
parte, certezza di una Democrazia che garantisce la sovranità del popolo, una
più chiara proposta sociale, con attenzione alle classi più povere,
l’assistenza sanitaria, anche se fa acqua da molte parti, però garantita a
tutti, l’accesso all’istruzione, alle università, avvicinamento a chi sta
passando difficoltà economiche, infrastrutture e ampliamenti di ospedali e
strade, attenzione alla ecologia e la lotta contro l’abbattimento delle
foreste.
Questi
i pensieri prima delle votazioni, ma quello che mi aiutò di più ad essere
tranquillo e pensare ad una “virada” (un ribaltamento) sono state alcune cose
che ho letto in questi giorni da persone cristiane che hanno indicato alcune
cose che sono avvenute e accompagnato il periodo tra il primo turno e il
secondo, e che voglio condividere con voi.
Voglio
passare a voi una riflessione che un teologo brasiliano domenicano, ha fatto dopo il 25 ottobre:
La vittoria
di Luiz Inácio Lula da Silva rappresenta la sconfitta di un progetto
autoritario e il ripristino della democrazia in Brasile, secondo
le analisi pubblicate dallo scrittore e teologo Frei Betto. Commentando lo
storico risultato elettorale che ha sancito il quarto mandato del presidente,
lo storico esponente della Teologia della Liberazione ha espresso profonda
emozione per il traguardo dell'amico di lunga data.
L'analisi
di Frei Betto si articola su tre punti cardine, combinando soddisfazione per la
vittoria e pragma-tismo critico per il futuro:
1. La
sconfitta dell'autoritarismo e la sfida del "bolsonarismo"
- Punto di svolta: Frei
Betto descrive l'elezione come un momento di inflessione storica che
riafferma l'impegno del Brasile verso la giustizia sociale.
- Vigilanza costante: Pur
sottolineando l'importanza di aver battuto il progetto dell'estrema destra
nelle urne, il frate domenicano avverte che è cruciale distinguere la
sconfitta elettorale dei leader conservatori dalla fine del
"bolsonarismo". Quest'ultimo rimane una forza politica influente
che richiede costante attenzione e mobilitazione da parte delle forze
democratiche. [1, 2]
2. Politica interna: l'urgenza
dell'educazione popolare
- Formazione della coscienza critica: Frei
Betto lancia un chiaro monito al Partito dei Lavoratori (PT) e al nuovo
governo. Sostiene fermamente che non basta mantenere o ampliare i
programmi di assistenza sociale se questi non vengono accompagnati da
percorsi di formazione politica e capacità professionale (applicando il
metodo di Paulo Freire).
- Il rischio dell'assistenzialismo: Senza
una pedagogia capace di creare coscienza critica, la spesa sociale rischia
di "diventare semplice carità" anziché uno strumento di vera
emancipazione.
- Presenza digitale: Ha
evidenziato come la sinistra sia riuscita a vincere contrastando
l'efficacia della destra sulle reti digitali, ma insiste sulla necessità
di un investimento continuo e professionale sul web.
3. Scenari internazionali e sovranità
- Protagonismo globale: Sul
piano estero, Frei Betto valuta la vittoria di Lula come l'opportunità per
il Brasile di riconquistare un ruolo centrale e sovrano nell'arena
internazionale.
- Integrazione regionale: Il
nuovo mandato permetterà di rilanciare la cooperazione nel blocco del Sud
del mondo (attraverso BRICS e Mercosul) e di favorire l'integrazione
dell'America Latina.
"Non
sarà Lula a scegliere il suo successore, questo è un processo sociale", ha
concluso il teologo, ricordando che il futuro politico del paese dipenderà
dalla capacità della base e dei movimenti popolari di rimanere attivi e
organizzati, andando oltre la sola figura carismatica del presidente.
L’altra cosa che há colpito, è che
da tempo non si vedeva in Brasile, la presenza dei giovani che sono tornati in
piazza! Un fenomeno che si ripete in Portogallo, Spagna, Francia e Belgio. I
partiti progressisti sono ora chiamati a dare coerenza politica a questa ondata
giovanile. Non possono ripetere l'errore del 2013, quando i giovani scesero in
piazza per protestare contro l'aumento delle tariffe degli autobus. Nessun
settore progressista seppe incanalare politicamente quelle manifestazioni che,
manipolate dalla destra, portarono all'impeachment di Dilma.
La vittoria di Lula ha un impatto
immediato sulla geopolitica regionale. In un continente che sta assistendo a
una nuova ondata di governi di destra, (si salvano solo il Brasile, l’Uruguay e
Messico) il Brasile si consolida come
contrappeso e freno ai progetti allineati con Washington. La leadership
brasiliana è fondamentale per riattivare l'integrazione regionale del Mercato
Comune del Sud (Mercosur), rafforzare la Comunità degli Stati Latinoamericani e
Caraibici (CELAC) e indebolire il blocco della Casa Bianca contro Cuba. Nello
scenario globale, il Brasile riacquista un protagonismo perduto.
Concludo com uma frese di Dietrich Bonhoeffer che dal campo di concentramento
dove era internato scrisse: “La stupidità umana è più pericolosa della
malvagità. Contro il male si può sempre protestare. Il male può essere
smascherato. Può essere rivelato. (...) Ma con la stupidità è diverso. Non c'è
modo di difendersi dalla stupidità. Le proteste sono inutili. Nessun
ragionamento può convincere una persona stupida. Scelgono i propri pregiudizi
e, per quanti fatti vengano presentati, non si lasceranno convincere”.
A coloro che scelgono la stupidità del pregiudizio, invece della fiducia dell'amore, torniamo alle parole di Gesù ai suoi avversari: “Molti verranno da oriente e da occidente e siederanno a tavola con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre quelli che si credono figli del regno saranno lasciati fuori” (Mt 8,11-12).



