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| Quartiere La Paz (Salvador) |
Sábado Santo, 4 abril
2026
Macajuba
Luigi Gibellini
Ciao a tutti,
stiamo vivendo
il momento centrale della nostra fede, la settimana Santa, il triduo pasquale,
la festa della Vita sulla Morte, della Luce sulle Tenebre, dell’Allegria sulla
Tristezza, dell’Uscita sulla Staticità, della Speranza sul desespero, della
voglia di Incontro contro la fatica del lasciarsi Incontrare, dell’andare nelle
Galilee al rischio di rimanere chiusi per paura.
Tutte queste contrapposizioni ci
aiutano ad avere uno sguardo differente di fronte alla Risurrezione del
Signore; è vero che abbiamo passato i giorni della sofferenza e della paura,
del nostro fuggire di fronte al rischio di involversi con Gesù nel cammino
della Croce, ma adesso la pietra del sepolcro si è aperta, è stata divelta, il
tumulo si è trasformato, non in un luogo di morte, ma nel luogo dove noi
possiamo, entrando, dire con Giovanni apostolo, “vide e credette”; vediamo il
vuoto e crediamo nella vita.
Nel vangelo di oggi, ci sono due
passaggi interessanti, il primo è l’annuncio dell’angelo alle donne; sottolineo
alle donne perché in tutti gli evangelisti la scelta dell’incontro con il
risorto passa necessariamente attraverso le donne. Le donne sono sempre un
passo avanti rispetto agli uomini, nella capacità di incontrare il motivo della
nostra fede. Gesù fa una scelta, declina a chi presentarsi per primo,
istituisce in questa scelta una priorità, direi che vuole insegnarci con
anticipo quello che nella chiesa da sempre si dovrebbe vivere e testimoniare,
cioè quella sinodalità che non è una parola che va di moda, ma che è
ontologicamente il vero essere della Chiesa, Popolo di Dio a cammino, e non
piramidale, ma una piramide rovesciata, dove il primato va al Popolo di Dio, e
di conseguenza a tutte le forme e vocazioni che si incontrano nella Chiesa. Poi
dice alle donne: " Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È
risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete". Ecco,
io ve l'ho detto».
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| Chiesa Massaranduba |
E’ un annuncio chiaro e forte,
difatti la prima parola dell’angelo è “presto, andate” non perdete tempo, non
state a cincischiare, muovetevi…e nello stesso tempo dice chi sono i
destinatari di questo annuncio, i discepoli, impauriti e chiusi in casa per
paura dei giudei; e qual è il motivo di questa fretta, della necessità che sia
fatto con sollecitudine, “è risorto dai morti”, è la novità e la conferma di
quanto Gesù già aveva detto con antecedenza; è interessante anche il fatto che
indica il luogo dove lo vedranno, dove si presenterà, dove i discepoli lo
potranno riconoscere. “Vi precede” è ancora una volta un modo di dire che Gesù
sta avanti, si pone in questo atteggiamento, ci anticipa, si mette avanti. E la
Galilea diventa il luogo dove tutto è cominciato, dove Lui hai chiamato i
primi, dove Lui ha annunciato il vangelo, dove si è presentato alla gente come
il Messia, e nello stesso tempo è il luogo periferico rispetto a Gerusalemme,
il luogo non considerato dai lider religiosi del tempo come luogo importante. I
discepoli devono fare il percorso a ritroso, dal centro al periferico, dal
luogo considerato il centro della religiosità giudaica alla periferia dove
hanno incontrato il Verbo che si è fatto carne e che ha voluto abitare in mezzo
a noi. E’ la scelta della chiesa, del nuovo Popolo di Dio. Dove sono le ‘nostre
Galilee oggi? Dove Gesù ci manda per poterlo incontrare oggi?. Se incontriamo
queste Galilee, allora Lui si farà riconoscere e noi lo potremo vedere. (Vedi
lettera di Quaresima, con il Lema “Ele veio a morar entro nòs”.
Il dialogo con l’angelo termina “io
ve l’ho detto”, crediate o no è accaduto questo. Lascia la libertà alle donne,
di scegliere che cosa fare; avere il coraggio di andare a dire quello che hanno
ascoltato, o rimanere in silenzio; o addirittura, come succede per le guardie,
dire delle falsità, l’annuncio della risurrezione parte nella fragilità della
umanità delle donne. Ma per togliere
questo dubbio, ancora una volta, è Gesù stesso che va incontro alle donne e
all’umanità, dicendo: “Salute a
voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono.
Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che
vadano in Galilea: là mi vedranno”. Gesù conferma quello che
anticipatamente aveva detto l’angelo, aggiungendo “non temete”, che
sottintende, non abbiate paura, fidatevi, riconoscetemi, e trasforma la parola
‘discepoli’ in ‘fratelli’ confermando ancora una volta come deve essere il
rapporto dentro la comunità dei credenti, “e tra voi siete tutti fratelli” e
dentro ad essi ci sta anche il Signore, che si definisce fratello.
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| Massaranduba |
Voglio raccontarvi adesso alcune
cose che sono accadute in questo ultimo mese di marzo; la prima è che, come
tutti gli anni, a livello della Forania (sono i vicariati) abbiamo fatto i
“Mutirão de Confissões” in tutte le Parrocchie. Cosa sono? Sono giornate di
confessioni nelle varie parrocchie della Forania, dove i sacerdoti si
riuniscono e danno la possibilità alla gente di potersi accostare al Sacramento
della Misericordia; sono come i “Confessini” che si facevano a Fontanaluccia e
dintorni, niente di straordinario; la straordinarietà sono le distanze tra le
parrocchie, ma questo è solo un dettaglio non importante. E’ anche un bel
momento per noi sacerdoti di incontrarci, di stare un poco assieme e di
scambiarsi idee e opinioni. Per me è sempre un bel momento di incontro con la
gente che porta dei pesi grandi, è un momento dove le persone si aprono per
condividere sofferenze, dubbi, fatiche, solitudini, e dove sperimentano la
grandezza della Misericordia di Dio. Ascoltando certe situazioni, bisogna solo
rimanere in silenzio, non avere la presunzione di dare risposte o pensare di
risolvere, ma riconoscere quanto il silenzio che Gesù ha adottato nella
passione, è la risposta davanti alla sofferenza umana. Attraverso il Sacramento
si entra nella vita concreta delle persone che si aprono e riconoscono che
davanti a Dio possiamo sempre riconoscerci come figli amati e accolti.
L’altra cosa che ha marcato questo
mese è stata l’uscita di due giorni con le sorella a Salvador, visitando la
comunità delle Minime di S. Clelia Barbieri nel bairro da Paz, Emma, volontaria
bolognese che vive in Salvador e ha lavorato nella comunità della Trinità con
Henrique il Pellegrino, con i Moradores de Rua
e don Marco, sacerdote di Firenze, Fidei Donum, che lavora nel bairro de
Massaranduba, antico luogo dove c’erano gli Alagados, cioè palafitte, e dove
vivevano in condizioni molto precarie molte famiglie, e dove S. Dulce andava a
incontrare i poveri e le famiglie che vivevano là. Sono stati degli incontri
molto belli, in situazioni diverse, con una otica legata alla propria realtà e
all’esperienza che ognuno sta facendo, ma tutte ben inserite nel tessuto
ecclesiale e sociale. Mi ha colpito molto la visita del bairro con don Marco,
abbiamo proprio camminato attraverso le case nelle strade, incontrato persone,
entrati in casa di una signora anziana; visitato la chiesa parrocchiale e
passeggiato lungo un pezzo di mare dove anni indietro c’erano appunto le
palafitte; in certi passaggi tra le case, sembrava di essere nei ‘carruggi’ di
Genova, spazi stretti e case che si affacciano l’una sull’altra. Sono rientrato
a Ruy Barbosa contento della visita e sognando come si possano pensare nuove
esperienze, quei piccoli segni dei quali si parlerà anche al Capitolo, e vedere
come poi concretamente possano realizzarsi, ‘se Deus quiser’ in varie parti del
mondo.
Chiudo con un testo di don Tonino
Bello, non può mancare la parola di questo grande profeta del nostro tempo:
“Coraggio, fratelli che siete
avviliti, stanchi, sottomessi ai potenti che abusano di voi.
Coraggio, disoccupati.
Coraggio, giovani senza prospettive, amici che la vita ha costretto ad
accorciare sogni a lungo cullati.
Coraggio, gente solitaria, turba dolente e senza volto.
Coraggio, fratelli che il peccato ha intristito, che la debolezza ha infangato,
che la povertà morale ha avvilito.
Il Signore è Risorto proprio per dirvi che, di
fronte a chi decide di "amare", non c'è morte che tenga, non c'è
tomba che chiuda, non c'è macigno sepolcrale che non rotoli via.
Auguri. La luce e la speranza allarghino le feritoie della vostra prigione”.
Boa
Páscoa pra todos, que a luz do Senhor ressuscitado possa iluminar a vida de
cada um de vocês, e que esta luz ilumine a mente e o coração dos governantes e
dos poderosos deste mundo, porque possam se encontrar, através o dialogo e o
respeito reciproco, caminhos e trilhas pra construir pontes e não muros,
construir paz e não guerras, construir fraternidade e não desunião. Um abraço e
até breve, pe. Luís, irmão da Caridade e
vosso irmão.



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