martedì 3 marzo 2015

“Poveri per i poveri; la missione della Chiesa”



Come missionari reggiano-guastallesi in terra brasiliana,  vogliamo condividere con voi alcune riflessioni che sono nate dopo aver saputo della presentazione di un libro del Card.Muller, Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, dal titolo: “Povera per i poveri; la missione della Chiesa”. In questo libro,dove viene riconosciuto e accolto il grande cammino che la chiesa Latino-Americana ha fatto dal Concilio ad ora, tentando di attualizzare le grandi sfide che il Concilio aveva lanciato, e come la Teologia della Liberazione abbia contribuito alla trasformazione di una società, e di una chiesa, che era chiamata a dare risposte a delle situazioni di ingiustizia e di oppressione di tanti popoli.   
cartaz da CF 2015


 
Il libro è articolato in 3 sessioni. La prima, “La missione liberatrice della Chiesa” contiene, dentro agli altri, un capitolo dedicato alla Teologia della Liberazione oggi. La seconda è intitolata “La missione evangelizzatrice della Chiesa” e tratta dei temi come la Parola e l’amore, ortodossia e orto-prassi, ateismo e ‘neo-ateismo’ e le sfide per una teologia nell’orizzonte contemporaneo. La terza parte, “dall’America Latina alla Chiesa Universale”, presenta due pronunciamenti di Gustavo Gutiérrez, uno su “L’opzione preferenziale per i poveri in Aparecida” ultima Conferenza Episcopale dell’America Latina-Caraibi, e l’altro su “La spiritualità dell’evento Conciliare”. 
Ci sembra significativo, dopo tutto quello che è stato detto e scritto sulla Teologia della Liberazione, proporre, qui sotto, l’intervista fatta al Card.Muller nel giorno della presentazione del Libro avvenuta in Vaticano il 27 di febbraio 2014.
Domanda: Nel suo tempo, perché la Teologia della Liberazione ha generato polemiche?
Quando si sta evolvendo una teologia, esistono circostanze del contesto e sono presentate questioni che hanno bisogno di essere chiarite. La Teologia della Liberazione cominciò con la “Gaudium et Spes”, che contiene una nuova definizione delle relazioni tra la Chiesa e il mondo. La Teologia della Liberazione era una grande applicazione di questo documento della chiesa dell’America Latina.
Domanda: Allora, quel era il problema? Perché non funzionava?
chiesa dei piccoli….
Si, funzionava. Le due istruzioni (della Congregazione della Dottrina della Fede, pubblicate negli anni 90) non rigettarono la Teologia della Liberazione. In questa tappa della storia era molto presente il Comunismo sovietico e esistevano molte pressioni di questa ideologia. Quando noi parliamo di poveri, facciamo questo in una maniera molto differente dai comunisti. Non sogniamo un paradiso terreno. Loro sempre reclamano dalla Chiesa che il cristianesimo parla sono del cielo, ma noi non possiamo dire che parleremo solo della terra. L’uomo è un essere che vive in questo mondo, ma possiede allo stesso tempo una vocazione universale, eterna, divina. Dobbiamo integrare la responsabilità, qui, per la società, giustizia sociale, pace, sostenendo sempre la dignità umana, con una visione trascendente. Questa è il compito della Chiesa di oggi, quella di entrare nella agenda della società moderna e, allo stesso tempo, dire il fine ultimo che è Dio. È brutto quando se dimentica di questo ultimo fine dell’uomo. Non possiamo argomentare contro la dignità umana, perché non soltanto i ricchi e i poderosi non devono sopprimere i poveri, sfruttare i malati meno poderosi. Soltanto avendo come riferimento Dio, possiamo parlare di uguaglianza, di equità tra gli uomini.
  Domanda: Allora, la Teologia della Liberazione giá é purificata di qualunque influenza negativa?
discepoli de Emmaus….
Purificata no, é stata chiarita. Anche in altre tappe della storia della Chiesa esistevano discussioni su nuove sfide. Noi siamo uomini, dobbiamo discutere, promuovere il dialogo e, a volte, anche litigare in una maniera fraterna. Peró, non possiamo guerreggiare uno contro l’altro. Sempre deve esserci una discussione seria, perché esistono diverse prospettive sul tema, ma tutti beviamo della fonte della dottrina della Chiesa. La teologia é necessária per lo sviluppo, per l’attualizzazione della dottrina della Chiesa, che come tale é sempre la stessa.
Domanda: il suo libro pretende essere un esercizio definitivo di spiegazione, di “normalizzazione”?
Si. I libri possegono anche, il compito di superare alcuni preconcetti o errori di informazione. Molti preconcetti vengono da una mancanza di comunicazione, quando le persone parlano molto superficialmente o con parole molto leggere, preconcettuose. Questo é necessário anche per lo Studio, la conoscenza e per cercare una buona verifica.
Ci sembra che le risposte del Card.Muller possano aiutare a riconoscere quanto la Chiesa Latino-Americana ha cercato di incarnare le grande sfide che il Concilio aveva lanciato, applicando e tentando di riconoscere quanto la nostra fede non puó distaccarsi dalla nostra vita e quanto il lottare per una societá piú giusta e solidaria faccia parte dell’azione evangelizzatrice della Chiesa. Vogliamo concludere questo articolo ricordando la Campagna della Fraternitá di quest’anno, che ha come titolo:“Fraternitá e traffico umano” e come sottotitolo:“É per la libertá che Cristo ci ha liberati” (Gal.5,1),  dove si evidenzia come obiettivo generale la necessitá di vedere le situazioni di commercio di persone, denunciare questa forma di schiavitú e sfruttamento e recuperare alla dignitá umana chi ha súbito queste forme di oppressione. Próprio perché questo stile fá parte di una Chiesa che a 50 anni dal Concilio Vaticano II, vuole continuare ad attuare quello che i padri conciliari hanno scritto e creduto, citiamo un testo della “Gaudium et Spes” che ci richiama all’attenzione all’uomo perché immagine e somiglianza di Dio.
Scendendo a conseguenze pratiche di maggiore urgenza, il Concilio inculca il rispetto verso l'uomo: ciascuno consideri il prossimo, nessuno eccettuato, come un altro « se stesso », tenendo conto della sua esistenza e dei mezzi necessari per viverla degnamente (50), per non imitare quel ricco che non ebbe nessuna cura del povero Lazzaro (51). Soprattutto oggi urge l'obbligo che diventiamo prossimi di ogni uomo e rendiamo servizio con i fatti a colui che ci passa accanto: vecchio abbandonato da tutti, o lavoratore straniero ingiustamente disprezzato, o esiliato, o fanciullo nato da un'unione illegittima, che patisce immeritatamente per un peccato da lui non commesso, o affamato che richiama la nostra coscienza, rievocando la voce del Signore: « Quanto avete fatto ad uno di questi minimi miei fratelli, l'avete fatto a me» (Mt 25,40). Inoltre tutto ciò che è contro la vita stessa, come ogni specie di omicidio, il genocidio, l'aborto, l'eutanasia e lo stesso suicidio volontario; tutto ciò che viola l'integrità della persona umana, come le mutilazioni, le torture inflitte al corpo e alla mente, le costrizioni psicologiche; tutto ciò che offende la dignità umana, come le condizioni di vita subumana, le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavitù, la prostituzione, il mercato delle donne e dei giovani, o ancora le ignominiose condizioni di lavoro, con le quali i lavoratori sono trattati come semplici strumenti di guadagno, e non come persone libere e responsabili: tutte queste cose, e altre simili, sono certamente vergognose. Mentre guastano la civiltà umana, disonorano coloro che così si comportano più ancora che quelli che le subiscono e ledono grandemente l'onore del Creatore (GS 27)…..Per rispondere alle esigenze della giustizia e dell'equità, occorre impegnarsi con ogni sforzo affinché, nel rispetto dei diritti personali e dell'indole propria di ciascun popolo, siano rimosse il più rapidamente possibile le ingenti disparità economiche che portano con sé discriminazioni nei diritti individuali e nelle condizioni sociali quali oggi si verificano e spesso si aggravano. (GS 66).
Come ultima cosa, mettiamo qui alcune idee di Gustavo Gutierrez, che ci spiega quali sono tre dimensioni della povertà. Nel maggio del 1967, due anni dopo il Concilio, al quale partecipò, presenta la questione dei poveri davanti agli studenti dell’Universitá di Montreal, distinguendo per la prima volta le tre dimensioni della povertà. La povertà reale di tutti i giorni: che “non è fatalità, ma una ingiustizia”. La povertà spirituale: “Sinonimo di infanzia spirituale, che consiste di collocare la propria vita nella mani di Dio”. La povertà come impegno: “ che ci spinge a vivere in solidarietà con i poveri, a lottare con loro contro la povertà, e annunciare il Vangelo a partire da loro”. Concludiamo con uma frase famosa di dom Elder Camara:“Quando dou comida aos pobres, me chamam de santo. Quando pergunto porque eles são pobres, chamam-me de comunista”.
L’equipe dei missionari italiani in Brasile.





Visita di don Fortunato


 Nei giorni che é stato con noi don Fortunato Monelli, ci siamo trovati insieme per riflettere su alcuni aspetti legati al tema della missione “Ad Gentes”. Su questi punti abbiamo un pensiero condiviso:
1) Gratitudine a Dio e alla Chiesa per questo cammino di 50 anni tra le due Chiese sorelle;
2) MISSIO AD GENTES: irrinunciabilità e necessità;
3) Qual’è il pensiero della Chiesa di Reggio Emilia e Guastalla sulla “Missio ad gentes”? Un invito a riflettere;
4)  La presenza e l’impegno dei laici nelle nostre terre di missione;
5) A partire dall’esperienza missionaria consolidata, nella riorganizzazione della Diocesi come è ripensata la missionarietà delle Comunità Parrocchiali?
insieme al CTL...

I missionari reggiani in Bahia- Brasile


Ruy Barbosa, 31 di gennaio 2015

Queta volta abbiamo deciso di ritrovarci al CTL di Ruy Barbosa, approfittando della presenza di don Fortunato, per vivere alcuni giorni di preghiera, meditazione e riflessione sulle tematiche missionarie aiutati e stimolati dalle cose uscite dal Convenio Missionario Nazionale di Sacrofano. Dal 29 al 30  gennaio don Fortunato ci ha giudati sui cammini di una riflessione missionaria ad ampio respiro. Il giorno 31 lo abbiamo dedicato all’analisi delle proposte di don Gabriele Carlotti e di Gianluca. Erano presenti: Firmino, Gianluca, Alex (in visita al progetto di Utinga), don Fortunato, don Riccardo, don Luigi, don Gabriele, don Luca, suor Nicoletta della Casa della Carità. Enzo è potuto venire solo un giorno per impegni personali.
Abbiamo iniziato alle dieci (......quasi alle dieci) del 29 con l’ora media. Poi fino a venerdì sera ci siamo immersi nei temi missionari. In allegato 01 il programma di questi giorni di meditazione e preghiera.
riflettendo sulla missione Ad Gentes
           Sabato 31 abbiamo letto le provocazioni di don Gabriele Carlotti e di Gianluca in  materia di nuovi territori di missione e alcuni percorsi per laici in Brasile. In allegato 02 la lettera che abbiamo pensato di inviare per invitare il vescovo Massimo a visitare le nostre missioni in Brasile e in allegato 03 la sintesi con i punti per noi più importanti da inviare a don Romano e che sarà presa in considerazione nei prossimi Consigli Episcopali a Reggio Emilia.
         Abbiamo poi ricordato le prossime date dei nostri incontri:    
14 di aprile 2015 - 08 di giugno 2015 - 11 di agosto 2015 - 13 di ottobre 2015  e 07 di dicembre 2015.
            
Registriamo la presenza del vescovo André che ha voluto salutare i presenti all’incontro sia all’inizio che alla fine.
don Fortunato ci spiega um pó del Convegno Missionario
           Nel finale alcuni avvisi e scambio di informazioni sulle nostre attività diocesane, poi il pranzo al CTL. Complimenti alla cuoca, Delvany, che ci ha proposto vari piatti.
           Questa volta non possiamo dimenticare tre cose importanti:
a) L’apparizione del Culatello e, molto in breve, la sua scomparsa.
b) Il tocco emiliano del formaggio Grana.
c)


Dopo il pranzo siamo stati allietati da un favoloso “gelato artigianale” fatto da suor Giovanna.
   
         
GIANLUCA GUIDETTI

lunedì 19 gennaio 2015

LA NOSTRA VITA QUI IN BRASILE






Carissimi,
 Vi volevo ringraziare per la vicinanza, l’affetto e il sostegno che mi avete dimostrato in questi mesi.
Innanzitutto vi vorrei aggiornare circa la nostra vita qui in Brasile.
Vorrei specificare che esistono almeno 4 o 5 macroregioni del Brasile, caratterizzate da mentalità, cultura e tradizioni differenti: il Brasile è infatti un “continente” grande 2 volte l’Europa. Quando parlo di Brasile intendo sempre la regione di Nordest ed in particolare lo stato di Bahia, dove è situata la diocesi di Ruy Barbosa, in cui ora ci troviamo.  Solo per avere alcuni semplici parametri, lo stato di Bahia è grande quanto la Francia e la diocesi di Ruy Barbosa ha un’estensione pari a quella dell’Emilia Romagna.
Insieme a don Gabriele eravamo partiti con l’intenzione di una condivisione totale della vita sacerdotale e dell’attività pastorale.  Come già avevamo intuito, prima di partire, abbiamo dovuto in parte rivedere questo progetto iniziale a causa delle dimensioni delle parrocchie di Ipirà e Pintadas: 4000 km2 di territorio, 120 comunità e circa 72 mila abitanti. Per il momento io risiedo in Pintadas e don Gabriele in Ipirà, dove lo raggiungo due giorni la settimana, per poter vivere insieme e condividere la vita sacerdotale e pastorale. Questo ci serve per iniziare a conoscere almeno inizialmente alcune persone, la struttura e le dinamiche della chiesa locale, della cultura e del tessuto sociale. Don Gabriele si trova di fronte ad una parrocchia immensa, con 61 mila persone, 90 comunità ed un territorio di 3600 km2 – più grande della diocesi di Reggio Emilia! - mentre la parrocchia di Pintadas è più piccola, con “solo” 11 mila abitanti, 35 comunità e 400 km2 di territorio. Le dimensioni contano – eccome se contano!!! - e ci è sembrato utile, almeno inizialmente, cercare di ridurre le distanze e i numeri. Le nostre capacità sono limitate e forse ci risulta più semplice e facile se ognuno di noi si concentra maggiormente su di una parrocchia, anche solamente per iniziare ad imparare alcuni nomi. Vi assicuro che imparare i nomi è per me un’impresa! A volte devo chiedere il nome almeno 4 o 5 volte – con scene comiche e ridicole - perché risultano difficili da comprendere. Come dice un proverbio africano, se devi iniziare a mangiare un elefante inizia da una gamba!! Restano comunque importantissimi i due giorni di vita insieme e, per quanto possibile, cerchiamo di condividere alcune attività pastorali nelle due parrocchie. Molto importante è anche l’aiuto che stiamo ricevendo dagli altri missionari reggiani presenti qui in Bahia e fondamentale rimane il legame con loro.
 Don Gabriele ed io ci siamo trovati subito inseriti nella vita pastorale delle due parrocchie, non essendo più presenti i preti reggiani che abbiamo sostituito, don Marco e don Paolo. Le due parrocchie di Pintadas e Ipirà sono ben strutturate, con un cammino consolidato ed una presenza dei missionari reggiani molto importante in entrambe le parrocchie ed ininterrotta in Ipirà, in questi ultimi 50 anni. Don Gabriele è già in grado di presiedere la celebrazione eucaristica in modo autonomo e di confessare, avendo precedentemente vissuto qui un‘esperienza di tre mesi. Il diacono Genival e le suore, presenti nelle parrocchie, ci stanno aiutando molto e le comunità stanno accompagnando e portando il peso del nostro inserimento. Come tutte le persone che hanno vissuto un’esperienza missionaria in Brasile ci hanno più volte ripetuto a Reggio, non dobbiamo preoccuparci, perché le comunità sono abituate a camminare in modo autonomo e senza prete.  Sicuramente sarebbe stato meglio vivere almeno un anno con don Marco o don Paolo, che hanno lasciato un segno molto bello e hanno un’esperienza grande. Penso sia importante questo passaggio, ma non si è potuto verificare, in parte per costrizione – dato che don Gabriele doveva terminare il suo incarico di rettore – ed in parte per scelta volontaria, dal momento che ho dato la mia disponibilità alla missione a condizione di trascorrere un anno in terra santa. Non mi pento della scelta fatta, anzi sono convinto che sia stato un anno di ottima preparazione.
Per quanto riguarda la mia vita a Pintadas, ho fatto in questo mese parecchi lavoretti manuali nella casa parrocchiale, aiutato da diverse persone della comunità. Piove infatti dentro la casa – anche se la pioggia è qui un evento non frequente - ho dovuto risistemare diverse cose e si convive con i più svariati tipi di animali, tra cui i topi. Per quanto riguarda il cibo, a mezzogiorno pranzo dalle famiglie, mentre a cena mi gusto frutta squisita e succhi prelibati in canonica: vi posso assicurare che la frutta è davvero speciale!! La cosa che più mi manca è l’acqua ed in particolare l’acqua gasata, per il resto sto gustando il cibo locale e non ho avuto problemi intestinali. Nonostante le dimensioni della parrocchia c’è il tempo per fare un po’ di spesa e per lavarsi gli indumenti. E’ un vero e proprio spasso!! Una mezza mattinata alla settimana la dedico al lavaggio degli indumenti, che avviene come facevano una volta le nostre donne. Si riempiono 3 secchi con l’acqua piovana, che viene raccolta nelle cisterne, e poi si eseguono diversi lavaggi e risciacqui prima di stendere gli indumenti. Penso che tutto questo non sia tempo perso, ma che sia già attività pastorale e che sia apprezzato dalla gente, avvicinandomi maggiormente alla loro vita, anche se vivo in condizioni privilegiate rispetto a gran parte di loro.
Per il resto ho già iniziato a raggiungere le diverse comunità per l’eucaristia, accompagnato da un laico che conosce la strada, fa l’omelia e mi aiuta a conoscere le persone. Con i ministri dell’eucaristia ho iniziato a visitare gli ammalati, ed infine sto cercando di conoscere i quartieri più popolari, dove si concentrano maggiormente la povertà, lo sfruttamento dei minori, l’uso di droga e la violenza. In ogni attività mi faccio aiutare ed accompagnare da un laico. Ho già celebrato tre matrimoni, sempre assistito e accompagnato da alcuni laici. Questo accompagnamento è fondamentale ed è una vera e propria scuola in cui mi ritrovo a fare l’alunno.
Prima di condividere con voi alcune prime rapidi impressioni, vorrei presentarvi un bel progetto che don Marco ha avviato nella parrocchia di Ipirà. Si chiama “Dançar e Vida” e coinvolge circa 120 bambini e adolescenti. Si tratta di due piccoli oratori che don Marco ha fatto costruire nei quartieri della città di Ipirà più popolari, poveri e con maggior problemi di droga e violenza. Questo progetto ha strappato dalla strada tanti bambini. Esso può sussistere grazie al ricevimento delle offerte che vengono dalla nostra diocesi, permettendo a 4 operatori qualificati della parrocchia di lavorare in modo continuativo e stipendiati. Accanto a questo progetto ne esiste un altro che si è concretizzato nella realizzazione di una biblioteca parrocchiale, sempre in Ipirà. Iniziato da don Piero Medici, anche esso può continuare a vivere grazie alle offerte, provenienti da Reggio, che permettono di stipendiare in modo stabile un bibliotecario. Data la quasi totale assenza di un qualunque negozio di libri in tutta la diocesi e data la presenza di alfabetizzazione, anche questo progetto è molto importante ed ha la sua rilevanza sociale ed educativa. In entrambi i casi - biblioteca ed oratorio – è sempre più importante che questi progetti diventino realtà che riescono a stare in piedi in modo autonomo e senza aiuti esterni. Gian Luca Guidetti, originario della parrocchia di Regina Pacis ed economo della diocesi di Ruy Barbosa, sta studiando quale veste giuridica dare a queste realtà, perché diventi possibile chiedere finanziamenti locali. Per il momento l’aiuto proveniente dall’Italia è ancora indispensabile! Un salario minimo mensile ammonta a circa 330 euro ed è possibile rivolgersi al Centro Missionario Diocesano per devolvere le offerte, se qualcuno pensa di sostenere questi due progetti. Le offerte possono essere deducibili.
Altre due realtà veramente belle che ho incontrato nelle due parrocchie di Ipirà e Pintadas sono quelle della pastorale familiare e del “Terzo dos homens”. Per quanto riguarda la prima, la conferenza episcopale brasiliana ha impostato un cammino di formazione in tre tappe, della durata di diversi anni, che ha coinvolto diverse centinaia di famiglie nelle nostre parrocchie. Il cammino si chiama ECC, è stato impiantato e accompagnato da don Marco e don Paolo, permette una solida formazione spirituale, riattiva la coscienza e il protagonismo della famiglia, piccola chiesa domestica, ha una sua dinamica missionaria di coinvolgimento di nuove famiglie ed e ha come sbocco l’impegno attivo delle famiglie nell’attività pastorale della parrocchia. E’ una vera e propria grazia di Dio, così come il “Terzo dos homens”, altra bella realtà brasiliana, impiantata in Ipirà e Pintadas sempre da don Marco e don Paolo. Non è altro che il rosario degli uomini che ogni martedì sera alle 19 si svolge nelle diverse comunità delle parrocchie. E’ impressionante entrare a quell’ora nella chiesa parrocchiale e vedere centinaia di uomini che recitano il rosario con una loro maglietta caratteristica. Grazie ad esso, tanti uomini si sono riavvicinati alla fede e sono diminuite, in molti casi, l’aggressività e la violenza maschile nei confronti della donna.  Questo aspetto è ancora significativo nella cultura brasiliana!
Desidero ora condividere con voi alcune prime impressioni dopo il primo mese in missione!
1)      Innanzitutto un senso di grande gratitudine e riconoscenza per la nostra chiesa e la sua storia missionaria. Vi posso assicurare che arrivando si percepisce immediatamente quanto i nostri sacerdoti e la nostra Chiesa abbiano veramente aiutato questa Chiesa di Ruy Barbosa a camminare. Grande e profondo è il segno lasciato dai missionari reggiani ed in particolare da don Riccardo e don Paolo. Rimango spesso piacevolmente impressionato nel constatare quanto abbiano fatto fruttificare la Parola di Dio
2)      Una seconda impressione è quella di rivedere un senso di pessimismo e lamentela, quasi ingiustificato, che si respira talvolta nella nostra chiesa europea ed italiana. La diocesi di Ruy Barbosa ha circa 430 mila abitanti - quella di Reggio Emilia/Guastalla 550 mila – ha un’estensione pari a quella dell’Emilia Romagna, conta 22 preti, 1 diacono, circa 60 religiose e religiosi e 4 seminaristi. Molti laici e leader di comunità sono persone quasi analfabete. Nonostante le tante difficoltà e problematiche si respira un’aria di gioia, di speranza e di missionarietà. Ora la nostra diocesi di Reggio Emilia/Guastalla - appena più grande in termini numerici a quella di Ruy Barbosa, ma ben più piccola in termini di dimensione territoriale – conta circa 280 preti, 102 diaconi, alcune centinaia di religiosi e religiose, tantissimi laici ben formati e preparati!! Perché questo senso di pessimismo quasi ingiustificato? La nostra Chiesa che è in Reggio Emilia/Guastalla ha una ricchezza enorme!! Non è che abbiamo ricevuto 10 talenti e li stiamo sotterrando per paura? Di che cosa ci dobbiamo lamentare e perché? Perché continuiamo a pensare ai preti in calo e alle case religiose che si svuotano, quando ancora esiste un numero notevole di vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa? Perché continuiamo a dire che mancano laici preparati e formati, quando invece sono un esercito? Perché, invece, non ci stupiamo dell’abbondanza di cui la nostra Chiesa ancora gode e non proviamo a pensare come fare fruttificare questa ricchezza straordinaria? Non mi si dica che le chiese cattoliche in Ruy Barbosa sono piene e in Italia vuote, perché non è assolutamente vero. Penso che le percentuali di frequenza siano più o meno uguali! Non mi si dica che in Italia ci sono più problemi con la pastorale giovanile, perché sono gli stessi problemi che la Chiesa in Ruy Barbosa deve affrontare, anzi in molti casi ancora maggiori per quanto riguarda le distanze, la violenza, la droga e lo sfruttamento di minori! La Chiesa in Ruy Barbosa è giovanissima, mentre la Chiesa in Reggio Emilia ha una tradizione, un’esperienza ed una storia ricchissima e millenaria! Non è che il papa Francesco abbia centrato un punto nodale, richiamandoci continuamente ad una conversione alla gioia? Ripensando alla nostra Chiesa che è in Reggio Emilia/Guastalla mi vien da dire che basterebbe poco per fare fruttificare la grande ricchezza di cui gode, ma quanto è difficile fare anche solo un piccolo passo! In fondo questa è la storia di ciascuno di noi. Quanti piccoli passi potremmo fare nel nostro cammino di fede e quanta fatica per farli. Non è forse vero che ognuno di noi facilmente potrebbe scrivere un quaderno per elencare difetti, peccati, resistenze e cose che non vanno nella propria vita, mentre fatica anche solo a scrivere tre qualità, o capacità o doni che ha ricevuto e che potrebbe mettere a frutto per gli altri? Perché questo atteggiamento?
3)      Una terza impressione che vorrei condividere con voi è il senso di semplicità e di partecipazione che si respira nelle parrocchie di Ipirà e Pintadas, in particolar modo nella liturgia. La partecipazione attiva del popolo di Dio nella liturgia è uno degli aspetti cardine del Concilio Vaticano II. Ebbene, penso che questo aspetto sia stato ben recepito dalla Chiesa brasiliana e forse favorito dalla sua cultura e dai suoi costumi. E’ veramente bello vedere il desiderio della gente comune di partecipare all’azione liturgica. Lo esprime nel canto, nei gesti, nel portare l’offerta all’altare, nell’intronizzazione della parola di Dio, nel rispondere attivamente a una domanda che il presidente della liturgia pone all’assemblea – colpisce vedere centinaia di persone che rispondono ad una domanda che viene loro posta durante una omelia, per esempio – nelle brevi acclamazioni dell’assemblea durante la preghiera liturgica e nel valorizzare durante la liturgia i diversi ministeri. Ho capito che bisogna essere estremamente semplici nel parlare ed il popolo di Dio ama ripetere ad alta voce alcuni versetti biblici, anche per interiorizzarli. Tutto questo avviene con molta semplicità. I matrimoni che ho celebrato, ad esempio, sono molto semplici: gli sposi vengono alla chiesa con vestiti ordinari festivi, accompagnati da alcuni parenti e amici, il rito dura circa una mezzoretta senza alcun tipo di fiori o addobbi ed infine si ritorna a casa, talvolta con una piccola festicciola familiare. E’ vero che non mancano le esagerazioni in senso opposto, con celebrazioni quasi faraoniche e grandiose, ma questo fa parte della vita e delle contraddizioni del Brasile. Penso anche che un nostro compito - ed una conversione che ci è richiesta - sia quello di accompagnare questa partecipazione del popolo di Dio, senza insistere troppo solo sull’aspetto emotivo e cercando di favorire alcuni momenti di silenzio nelle celebrazioni.
Non so se la conclusione che sto per fare sia affrettata, ma penso che questa partecipazione e semplicità siano state favorite non solo dalla viva intelligenza emotiva del popolo brasiliano, ma anche dalla scelta preferenziale per i poveri che la Chiesa brasiliana ha fatto come sua modalità propria di recezione del Concilio Vaticano II. Da essa è nato anche il fermento delle comunità di base. E’ vero che anche questa scelta sta conoscendo ora nuove modalità, sta affrontando difficoltà, contraddizioni e problematiche nuove, ma ha comunque dato un suo impulso che in alcune forme continua a permanere. Ora è forte in tutto il Brasile l’impulso dei movimenti carismatici.
4)      Una delle sfide maggiori che vedo attualmente nella chiesa che è in Ruy Barbosa è quella della pastorale giovanile. Se la società attuale nelle nostre due parrocchie per molti aspetti assomiglia ancora alla nostra società italiana di 60 anni fa, da un altro lato conosce tutte le contraddizioni e le difficoltà della nostra società europea. Internet, i mezzi di comunicazione e il nostro stile di vita occidentale stanno avendo un impatto forte, quasi privo di filtri. L’analfabetismo è ancora presente e la formazione scolastica è carente. Al di là del carisma personale di alcuni preti, o suore o laici, vedo che è difficile impostare cammini ordinari e stabili di pastorale giovanile. L’emigrazione per cercare lavoro, la diffusione del consumo di droga ed alcool, l’estrema povertà, la violenza con altissimi tassi di omicidi e rapina, il degrado e lo sfruttamento minorile sono tutti fattori che acuiscono questa difficoltà. Penso sia una sfida che richieda tempo, discernimento, pazienza, capacità di seminare come fa il contadino nella parabola della Vangelo.
5)      Un’ultima considerazione sulla mia vita personale. Sono arrivato all’inizio del tempo di avvento e questo mi ha fatto riflettere sul mistero del Natale, sul mistero di Dio che è bambino, che vive la povertà di un bambino bisognoso in tutto delle cure materne e paterne. La nostra condizione materiale – di don Gabriele e mia - non è di povertà, ma sicuramente questo cammino intrapreso ci ha fatto entrare in un aspetto di questa povertà di Dio che è bambino e deve imparare a vivere da uomo. Don Gabriele ed io siamo poveri di conoscenza della lingua, dei costumi e della cultura locale, non conosciamo il tessuto sociale profondo. Tutti quegli aspetti del ministero sacerdotale, che in Italia possiamo vivere con una certa capacità ed esperienza, vengono a mancare e li devi riapprendere da capo, come un bimbo che inizia ad andare a scuola. Hai bisogno di essere accompagnato, di chiedere aiuto in quasi tutto, anche negli aspetti più semplici della vita quotidiana. L’assenza di un missionario esperto, che ci accompagni quotidianamente, non fa che accentuare questa dimensione. E’ una vera e propria “rinascita”, che se da un lato presenta le sue difficoltà, dall’altro è veramente una grazia profonda. Devo entrare nella vita degli altri in punta di piedi, ho poco da insegnare e molto da apprendere! Penso alla vita quotidiana di Gesù che per circa trenta anni ha vissuto a Nazaret, imparando a vivere da uomo, ad incarnarsi sempre più nella vita umana. Penso a tanti episodi della vita pubblica di Gesù, nei quali si mostra bisognoso o incontra il suo prossimo chiedendo che cosa desidera: un episodio emblematico su tutti è quello dell’incontro con la samaritana! In questo cammino mi accorgo di non essere solo, ma sono accompagnato con molta premura dal Signore, dalla Chiesa e dalle parrocchie che ci hanno accolto, dagli altri missionari reggiani qui operanti, dalla nostra Chiesa di Reggio, dalle parrocchie di Rivalta e Regina Pacis, dal Centro Missionario, da tanti sacerdoti, dalla famiglia e dai parenti e da tantissimi amici, che mi mostrano la loro vicinanza ed il loro aiuto!! Sono per me come una mamma ed un papà che aiutano il loro figlio a crescere!! Penso che non basti un vita per incarnarsi in questa nuova chiesa e cultura, ma comunque questo cammino è l’occasione per entrare nello stile di Gesù, senza rinunciare alle proprie responsabilità e ai propri compiti. E’ bello vedere la reazione dapprima quasi intimorita della gente che deve insegnare al parroco, ma ciò diventa poi motivo di dialogo, comunione e gioia. Questa povertà di aver bisogno dell’altro, di dover chiedere aiuto – se ben vissuta - è un ponte bellissimo per creare e vivere la comunione: penso sia il segreto della comunione! Se il Natale non solo è redenzione e salvezza, ma anche rivelazione, penso che questa povertà ed umiltà faccia parte del cuore di Dio e renda possibile quella comunione di vita straordinaria che alberga nel cuore di Dio e della divina famiglia formata dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. Mi sento in questo destinatario di un grande dono, ma non posso fare a meno di pensare alle tante persone che improvvisamente o per costrizione si trovano a dover fare un cammino nel quale ripartire da capo: penso a tanti ammalati o a tanti giovani immigrati, che per necessità sono spinti a lasciare il loro paese e si ritrovano in nuovo paese senza punti di appoggio e riferimenti precisi, spesso in condizione di disagio e solitudine!! A loro dedichiamo la nostra preghiera ed attenzione di Natale, perché anche a loro possa arrivare l’annuncio di un Dio che si prende cura di loro, di un Figlio di Dio che si fa loro fratello e di uno Spirito di Dio che dà loro nutrimento e vita!
Per il momento sono accompagnato dalla pace e dalla gioia del cuore che percepisco come un dono gande di Dio!
Ancora a tutti Buon Natale e un ringraziamento profondo e sentito!!!
21 dicembre, 2014
P.S. Sono prime riflessioni e impressioni, forse da rivedere, approfondire – sicuramente parziali dato il poco tempo della mia permanenza – sicuramente don Riccardo e don Paolo possono essere più esaustivi e completi